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Sci alpino: tragedia in allenamento, morto il discesista francese David Poisson

Il 35enne transalpino è caduto rovinosamente durante una sessione di allenamento sulle piste canadesi di Nakiska (Canada). Il discesista sembra aver perso uno sci a 100 km/h e, scavalcate le reti protettive, ha impattato contro un albero. Inutili i soccorsi.

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Pubblicato il 15 novembre 2017, alle ore 20:23

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Sci alpino: tragedia in allenamento, morto il discesista francese David Poisson

Un fulmine a ciel sereno scuote il Circo bianco. Il campione francese David Poisson, bronzo ai Mondiali di Schladming 2013, ha perso la vita lunedì mattina durante un allenamento presso la stazione sciistica di Nakiska, nel sud-ovest canadese. Ancora da chiarire l’esatta dinamica dell’incidente ma stando alle testimonianze sembra che il transalpino abbia perso uno sci in corrispondenza dell’ultima curva.

La presenza di una compressione in quel punto ha fatto sbalzare Poisson in aria oltre le reti di protezione facendolo finire tra gli alberi di un bosco in prossimità della pista.
Inutili i tentativi di soccorso: “Quando siamo arrivati, abbiamo constatato che la persona era morta sul posto – ha detto il portavoce del centro di emergenza Adam Loria -. Non c’è stato trasferimento in ospedale”.

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La nazionale transalpina di sci piomba nuovamente in un incubo e rivede i fantasmi di Régine Cavagnoud, la discesista che nel lontano 2001 perse la vita durante una sessione di allenamento sulle nevi tirolesi di Pitztal, in uno scontro fatale con l’allenatore del team tedesco Markus Anwander.

La Coppa del Mondo di sci alpino è già iniziata con le prime gare a Soelden (Austria) e Levi (Finlandia) ma fino ad ora sono scesi in pista soltanto slalomisti e gigantisti. Gli uomini-jet stanno ancora perfezionando la preparazione in vista del 25 novembre quando è in programma la prima discesa libera della stagione sul tracciato canadese di Lake Louise.

A Nakiska sono presenti anche le nazionali italiane e svizzere. Proprio gli elvetici, tra cui Patrick Kung, Beat Feuz e Marc Gisin – che si stavano allenando con il team francese, sono rimasti profondamente scioccati a tal punto da richiedere la presenza di uno psicologo per elaborare la tragedia.

Le reazioni dal Circo bianco non si sono fatte attendere. Al dolore si mescola la rabbia perché forse non sono state adottate per intero le misure di sicurezza: “Tra noi discesisti è come se fossimo una grande famiglia indipendentemente dalla squadra per cui si corre – le parole del discesista azzurro, Matteo Marsaglia -. Esiste un rispetto difficile da spiegare, c’è grande rabbia e amarezza”.
Da Peter Fill a Christof Innerhofer, ognuno è rimasto profondamente colpito da una tragedia che sarebbe potuta accadere a chiunque.

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Il cordoglio è presente naturalmente anche sui social: Dominik Paris ha postato una foto insieme agli altri discesisti americani, italiani, tedeschi e norvegesi prima dell’allenamento di ieri scrivendo “Our toughts are with David’s family, friends and the French team” (“I nostri pensieri sono per la famiglia di David, i suoi amici e il team francese”).

Una dramma inaspettato e probabilmente imprevedibile, ma che si spera sia il punto di partenza per migliorare ulteriormente la sicurezza.

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Cosa ne pensa l’autore
Alessandro Badalin

Alessandro Badalin - Che lo sci sia uno sport per uomini e donne con gli attributi è risaputo, ma episodi tanto sfortunati ne capitano raramente. E quando succedono evidentemente una buona percentuale di colpa è da imputare all’errore umano: non certo quello dello sciatore che, sempre al limite, è normale possa perdere il controllo quanto quello di chi ha allestito la sicurezza ai bordi della pista. Durante le sessioni di allenamento sono gli stessi team a porre le recinzioni di sicurezza. Sarà aperta un’indagine per stabilire l’esatta dinamica ma è ancor più importante continuare a garantire l'incolumità degli sciatori. Da qualche anno con esiti positivi alcuni atleti dispongono di un airbag che si gonfia in caso di caduta per proteggere spalle e schiena. Occorre però andare oltre: il 2 marzo 2008 l'austriaco Matthias Lanzinger perse la gamba a seguito di un incidente sul tracciato norvegese di Kvitfjell. All’epoca tantissimi addetti ai lavori lamentarono un clamoroso ritardo nel soccorso all’atleta dovuto in parte alla mancanza di un elicottero attrezzato per le manovre di primo soccorso. Sono convinto che da quel giorno sia stato fatto tantissimo per la sicurezza, ma la ricerca in tal senso deve continuare per ridurre al minimo i rischi.

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