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Omaggio a Bartali: la maglia di Israele sarà indossata da un eritreo

Ran Margaliot assegnerà la maglia bianca e azzurra ad un eritreo, ispirandosi alle storiche azioni che il campione Gino Bartali compì per salvare centinaia di vite umane.

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Pubblicato il 26 gennaio 2018, alle ore 02:10

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Omaggio a Bartali: la maglia di Israele sarà indossata da un eritreo

Che gli eroi esistano solo nelle favole, è essa stessa una favola: lo dimostra chiaramente la vita di Gino Bartali, storico protagonista del ciclismo italiano e mondiale.

Genio, coraggio e sport si incontrarono infatti in quest’uomo e in questo sportivo che, durante la seconda guerra mondiale, nascose molti documenti (arrotolati nella canna della sua bicicletta) che avrebbero consentito a molti ebrei di scappare dai massacri avvenuti durante la guerra.

Oltre alla fatica che lo sportivo doveva compiere, la consegna di  questi documenti comportava una non indifferente dose di rischio: se fosse stato scoperto, avrebbe infatti rischiato la fucilazione.

I grandi gesti lasciano tracce indelebili nelle menti e nei cuori di chi li osserva: è valso in negativo per gli orrori della guerra, ma vale anche in positivo per l’opera di Bartali. Vale e ispira prepotente, ancora oggi, piccoli gesti di ribellione a ciò che priva l’uomo della sua libertà o discrimina gli uni dagli altri sulla base della provenienza o delle opinioni.

Oggi, l’israeliano Ran Margaliot, in memoria di quel gesto, sta valutando l’ingresso di un eritreo (Awet Gebremedhin) nella Israel Cycling Academy, la squadra che da Israele parteciperà al Giro d’Italia.

Awet si è dovuto infatti rifugiare in Svezia a causa della dittatura che, ad Asmara, costringe tutti i giovani a prestare un servizio militare insensato, costituito col pretesto di una possibile guerra con l’Etiopia ma, in realtà, finalizzato a schiavizzare l’intera popolazione attraverso l’uso della leva militare obbligatoria (pratica usata, come è noto, anche durante il fascismo, ed abolita in Italia solo da pochi anni).

Il gesto di Margaliot (avvenuto, forse per caso, nella settimana in cui Israele ha espulso trentamila migranti eritrei e sudanesi) può essere interpretato come un atto di ribellione verso un governo che effettua una scelta del genere, pur consapevole della presente situazione nei paesi natali delle persone espulse.

La speranza, per Ran Margaliot, è che il ciclismo continui così a diventare sempre più famoso in tutto il suo paese, dove già adesso è in costruzione il primo velodromo, che dovrebbe essere pronto a settembre.

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Cosa ne pensa l’autore
Alessio Demurtas

Alessio Demurtas - La speranza è che il gesto venga capito e magari assimilato dal governo israeliano. La consapevolezza è che un gesto importante come quello di Bartali può davvero cambiare il mondo a distanza di anni: tutti noi dobbiamo morire ma alcune azioni, per fortuna, non cesseranno mai di risuonare nel tempo.

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