NFL: 2 giocatori doneranno cervello per la ricerca

Il gesto delle due stelle della NFL, dopo la class action dei 4500 giocatori ed ex giocatori della lega, potrebbe rappresentare un passo importante per la ricerca sulle lesioni cerebrali

NFL: 2 giocatori doneranno cervello per la ricerca

Ci sono sport, e il football americano è decisamente uno di questi, che portano delle conseguenze – anche gravi – una volta terminata la carriera sportiva o, in alcuni casi, anche durante. I numerosi e violenti contrasti in questo sport, infatti, possono portare a diverse lesioni cerebrali causate da traumi encefalici ripetuti: nel solo 2014, nella NFL sono state ben 111 le commozioni cerebrali riscontrate nei suoi tesserati, mentre l’anno prima ben il 25% in più.

La situazione è ben chiara se si tiene in considerazione, come fa la Gazzetta dello Sport, uno studio effettuato dal Department of Veterans Affairs Biorepository Brain Bank, in cui viene evidenziato come addirittura 76 dei 79 giocatori esaminati abbiano segni di patologie degenerative encefaliche. Poche settimane dopo la class action di circa 4.500 tra ex ed attuali giocatori – e delle loro famiglie -, che aveva come accusa portante quella di aver nascosto il collegamento tra gli scontri di gioco e i sintomi della CTE (Chronic Traumatic Encephalopathy), arriva una buona notizia per il mondo del football americano.

Steve Weatherford, punter dei New York Giants, e Sidney Rice, ex wide receiver dei Seattle Seahawks, durante il Brain Injury Awareness Month hanno annunciato che, una volta morti, doneranno i loro cervelli alla scienza, così da poter effettuare ricerche sugli stessi e far crescere gli studi sul fenomeno. “Lo faccio per una causa importante”, afferma Weatherford, “anche perché le lesioni cerebrali non riguardano solo gli atleti della NFL, ma tutte le persone. Spero che il mio gesto di donare il cervello possa servire a salvare molte altre vite in futuro”.

Sidney Rice, invece, afferma di essersi ritirato proprio a causa dei continui traumi cerebrali, che lo hanno costretto a lasciare l’attività a soli 27 anni: “Ci ho messo un po’ prima di decidermi a mollare tutto, perché non ero preparato sui rischi cerebrali che correvo. Spero che il mio gesto possa aiutare qualcuno e soprattutto spingere altri a fare come me”, dichiara l’ex giocatore della NFL.

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