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Muore il pugile americano Patrick Day all’età di 27 anni dopo un match

Il pugile americano Patrick Day (a destra nella cover) è morto questo mercoledì all'età di 27 anni dopo aver subìto gravi lesioni alla testa durante un incontro a Chicago contro lo sfidante Charles Conwell.

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Pubblicato il 17 ottobre 2019, alle ore 18:23

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Muore il pugile americano Patrick Day all’età di 27 anni dopo un match

Il giovane boxer Patrick Day è morto ieri a 27 anni. Il tutto è successo in seguito alle gravi lesioni ricevute alla testa durante un incontro di pugilato professionistico negli USA – a Chicago – contro lo sfidante Charles Conwell.

Durante il match si è subito notato che c’era qualcosa che non andava in Patrick Day ed è quindi stato portato fuori dal ring su una barella dagli infermieri e trasportato d’urgenza in ospedale. Arrivato lì, il giovane pugile ha subìto un intervento chirurgico d’emergenza e subito dopo è stato messo in coma farmacologico per evitare problemi più gravi. Sfortunatamente, però, non ce l’ha fatta ed è deceduto quattro giorni dopo in presenza dei suoi cari nell’ospedale di Chicago.

Patrick Day si è affermato come un pugile professionista di livello mondiale, vincendo due titoli nazionali, i “New York Golden Gloves” ed è stato un sostituto per la squadra olimpica degli Stati Uniti d’America. È diventato professionista nel 2013 ed ha raggiunto la top 10 della boxe nel giugno 2019. Durante la sua carriera ha vinto 17 incontri su 22, una carriera lodata ed ammirata da tutti i suoi fan.

Charles Cornwell – l’avversario – durante il suo ultimo incontro ha rilasciato un messaggio molto emotivo e triste alla TV pubblica americana, affermando: “Non volevo che ciò accadesse. Tutto quello che ho sempre voluto era vincere il match e non uccidere Patrick. Nessuno merita questo. Penso e ripenso al nostro incontro. Ho meditato anche sull’abbandono della boxe, ma so che non vorresti questo Patrick”. Cornwell ha continuato l’intervista TV affermando di aver deciso di vincere un titolo mondiale avendo Patrick Day in mente come motivazione.

Questa purtroppo non è la prima volta che un pugile muore a causa di un combattimento professionistico sul ring. Due pugili, il russo Maxim Dadashev e l’argentino Hugo Santillan, sono morti l’anno scorso dopo aver subìto infortuni gravissimi durante i loro incontri di box professionistica.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Penso che la boxe, per alcuni versi, non sia uno sport da seguire e su cui scommettere e che non c'è niente di divertente nel vedere, come in questo caso, un omicidio in diretta TV. Dovrebbero vietare questo sport che insegna ad usare la violenza per vincere contro il proprio avversario sul ring.

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