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Mondiale di volley femminile: l’Italia è in finale, battuta la Cina

Una partita che di più alto livello non poteva essere: l'Italia combattiva su ogni pallone, rimedia agli errori ed ai tanti match point sprecati, lotta più volte ai vantaggio ed ottiene il pass per la finale con la Serbia al tie-break, Cina battuta.

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Pubblicato il 20 ottobre 2018, alle ore 06:06

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Mondiale di volley femminile: l’Italia è in finale, battuta la Cina

L’Italia di volley femminile ottiene l’accesso alla finale di Yokohama, in Giappone, i mondiali.

Dopo una gara lunghissima ed infinita di semifinale contro la Cina, nazionale di primo livello, battuta per 3-2, ora l’Italia incontrerà la Serbia in finale, unica avversaria ad aver battuto le azzurre nel terzo turno della competizione iridata.

Italia – Cina

L’Italia di Mazzanti parte con il solito sestetto, Chirichella, Danesi, Egonu, Sylla, Bosetti e Malinov con De Gennaro come libero.
Il primo set pare far pregustare una vittoria facile delle azzurre; il distacco si amplia man mano con lo scorrere del tempo e le cinesi non possono fare nulla, anzi, non sembrano proprio in grado di fermare gli attacchi di Egonu e di rispondere ai muri di Danesi. Finisce 25-18 per l’Italia.

Nel secondo set l’Italia pare in grado ancora di fare la differenza, ma la Cina alza notevolmente il livello della partita e rende pan per focaccia agli attacchi delle azzurre, pareggiando e diventando letale nell’ultima parte di set, che si converte a favore delle ragazze in giallo-rosso per 25-21.

Il terzo set parte molto male per le ragazze azzurre, sotto di 4-1 dopo i primi scambi, quasi sorprese dalla reazione della Cina vista nel parziale precedente; infatti il vantaggio di tre punti si ripercuote fino alla metà del set, facendo presagire al peggio, Invece qui la nostra nazionale diventa decisa e formidabile sia in attacco che in ricezione che in difesa, supera agevolmente la Cina ed allunga lasciando di sasso le avversarie, con un 25-16 che non ammette controrepliche: 2-1 nel conto set per l’Italia.

Ma è dal quarto set che la sfida diventa di un livello fuori da ogni immaginazione: si parte con equilibrio, poi la Cina, dopo la metà del set, prende tre punti di vantaggio, ponendo le basi per andare al tie-break. L’Italia, invece, ha altri progetti, ed in breve riesce a pareggiare per poi arrivare avanti fino al 22-19, che le porta a pregustare il successo e la finale. Le cinesi riescono però a pareggiare, annullando il primo match point azzurro, infrangendone un altro nel corso dei vantaggi e riuscendo a prevalere grazie ad un attacco che bacia di poco la linea di fondo, valutato all’occhio di falco. E’ 31-29 per le cinesi, 2-2 nei set e tie-break.

A questo punto il vantaggio si alterna tante volte, con le azzurre che al cambio campo sono avanti per 8-7, ma il punteggio cambierà padrone ancora molte volte, fino a che l’Italia giunge a 14-12 ed ha due match point a disposizione, che spreca: si va di nuovo ai vantaggi, le azzurre difendono alla grande gli assalti delle cinesi e vincono per 17-15. Impressionate Paola Egonu, con 45 punti messi a segno, così come Miryam Sylla con 23 punti ed i 12 decisivi punti di Anna Danesi, di cui tre a muro (complessivamente dieci per l’Italia).

Sabato 20 ottobre, alle 12.40, è in programma la finale con la Serbia che potrebbe dare alle azzurre un oro meritatissimo e, comunque vada, sarà il sigillo di un grande Mondiale.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - Gustarsi partite di così alto livello è il massimo che si possa ottenere da una partita di pallavolo; soprattutto il quarto ed il quinto set sono stati fantastici, di un livello che ben si combacia con la forza delle due squadre, l'Italia e la Cina, tra le prime al mondo. La conclusione di una vera e propria battaglia vede le azzurre trionfanti con una prova complessivamente di altissimo spessore di tutta la squadra, senza soffermarsi sulle individualità. Ora conta battere la Serbia, che appare leggermente favorita, ma tutto quello di quanto visto oggi ci può permettere di sognare anche il trionfo mondiale.

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