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Campionessa del mondo muore per eutanasia: la scelta di Marieke Vervoort

La vincitrice ai Giochi Paralimpici di Londra del 2012 dell’oro su sedia a rotelle nella classifica T52 da 100 metri ha deciso di concludere la propria vita tramite la pratica dell’eutanasia che, in Belgio, è legale.

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Pubblicato il 23 ottobre 2019, alle ore 19:31

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Campionessa del mondo muore per eutanasia: la scelta di Marieke Vervoort

La belga Marieke Vervoort solo tre anni fa, ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro, aveva vinto la medaglia d’argento nella gara su sedia a rotelle T51/52 nei 400 metri e quella di bronzo dei 100 metri, mentre – nel 2012, a quelli di Londra – aveva ottenuto la medaglia d’oro nella corsa su sedia a rotelle nella classifica T52 da 100 metri e l’argento in quella da 200 metri, stabilendo un record europeo.

Non solo: nel 2015 aveva conquistato il premio annuale “Vlaamse Reus ” dai giornalisti sportivi fiamminghi, ed ai Campionati del Mondo di Doha era diventata campionessa avendo gareggiato nei 200 metri in 35.91, ovvero 2 secondi dal suo record europeo di 33.65: un’atleta dunque di grande talento che conviveva però con una malattia muscolare degenerativa della colonna vertebrale.

I dolori cronici e le difficoltà nel dormire erano purtroppo presenti nella sua vita: in un’intervista del 2016 alla CNN aveva dichiarato che concepiva l’eutanasia come un atto pacifico in cui si dorme apparentemente senza più svegliarsi, sottolineando che non avrebbe voluto soffrire quando sarebbe morta.

Dunque, per lei sarebbe stato un modo di restituire il controllo della sua vita qualora fosse diventata troppo difficile da gestire. Non lo concepiva come un omicidio e riteneva che se in ogni Paese fosse stata legalizzata tale pratica, il numero di suicidi si sarebbe abbassato.

In seguito alle Paralimpiadi del 2016, si era ritirata dallo sport e viveva assieme alla sua famiglia ed a Zen, cane da terapia che le permetteva di essere avvertita un’ora prima di un attacco epilettico: all’età di 40 anni ha deciso però di porre fine alla sua vita, firmando i documenti di conferma che rendono l’eutanasia in Belgio una pratica legale: ha fatto sapere che desiderava richiamare l’attenzione per sensibilizzare le nazioni in cui è attualmente illegale, per le persone la cui sofferenza è ritenuta insopportabile.

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