Tra 5 giorni fanno un anno. Un anno da quel tragico episodio che ha portato alla morte di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli in trasferta a Roma per seguire la sua squadra in finale di Coppa Italia contro la Fiorentina, morto dopo 53 giorni di agonia. Il presunto responsabile, Daniele De Santis, è stato rinviato a giudizio: omicidio volontario e duplice tentato omicidio. Con Daniele De Santis, vanno a giudizio anche Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, due ultras napoletani accusati di rissa, che aggredirono De Santis dopo l’assalto di quest’ultimo, insieme ad altri tifosi giallorossi, a un bus di tifosi partenopei.
Fuori dal tribunale, si è radunata una folla di persone: da una parte, i parenti di Ciro Esposito; dall’altra, i parenti di De Santis, a debita distanza. Tra i due gruppi di persone, si sono schierate le forze dell’ordine, per sedare sul nascere eventuali tafferugli. All’arrivo di De Santis in tribunale, l’imputato è stato accolto dai cori dei suoi parenti, che urlavano “Forza Daniele”. La descrizione di Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, alla visione del presunto assassino di suo figlio, è decisamente toccante: “Il dolore che ho provato oggi è simile a quello che si prova durante il parto, quando l’ostetrica ti prende il figlio appena nato. Se mi hanno chiesto scusa? Mai. Ma non è a me che devono chiedere scusa. A Dio un giorno lo devono spiegare quello che hanno fatto“. La donna si è poi detta soddisfatta delle decisioni del Gup, e ha annunciato: “seguirò il processo fin dalla prima udienza, lo devo a mio figlio. Ora andiamo avanti, mi interessa che la giustizia faccia il suo corso”. Un passo decisivo, quindi, nella vicenda che ha sconvolto l’Italia del pallone e non solo, e che ebbe, suo malgrado, un’eco internazionale.