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La prima fake news della storia fu il cavallo di Troia

Se ne parla sempre più spesso, ma le fake news non sono certo una scoperta degli ultimi anni. Risalendo indietro nei secoli, la prima bugia storica sarebbe legata al famosissimo cavallo di Troia. Tutto sarebbe nato da un equivoco: vediamo quale.

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Pubblicato il 19 febbraio 2018, alle ore 15:49

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La prima fake news della storia fu il cavallo di Troia

Il cavallo di Troia è un vero e proprio mito che ha attraversato indenne i millenni. La sua storia è conosciuta da tutti: dopo dieci lunghi anni di assedio, i greci finsero di mollare la presa, e in segno di pace fecero costruire un cavallo di legno da donare ai loro rivali troiani. L’episodio narrato da Omero permise così agli achei di sconfiggere i nemici che avevano incautamente portato il cavallo all’interno delle mura. L’animale conteneva infatti al suo interno i soldati che uscirono di notte aprendo le porte della città. Da lì fu facile per i greci sopravanzare i loro nemici, ponendo fine alla guerra.

Ma a quanto pare lo stratagemma sortito da Ulisse non sarebbe altro che un falso storico. A sostenerlo troviamo l’archeologo navale Francesco Tiboni, ricercatore italiano presso l’università di Marsiglia. Il cavallo di Troia non sarebbe quindi mai esistito, o comunque non come raffigurato dalla narrazione di Omero.

Il famoso cavallo non sarebbe da intendere come quello che tutti noi oggi si immaginano, ma rappresenterebbe un modello di nave fenicia dotato di una polena – una decorazione posta a prua della nave – con una testa a forma di cavallo. Questo genere di imbarcazione veniva chiamata hippos, stesso termine utilizzato anche per indicare il comune animale da soma. Una non accurata traduzione dei testi dell’Iliade avrebbe contribuito a far sorgere il millenario equivoco. Saremmo dunque di fronte ad un errore a cui non scampò nemmeno uno scrittore dello spessore di Virgilio, l’autore dell’Eneide.

Dobbiamo quindi ritenere il cavallo di Troia una fake news dell’antichità? Per Francesco Tiboni la risposta non può che essere positiva. Omero era un esperto conoscitore delle tecniche marinaresche dell’epoca, mentre chi successivamente tradusse le sue opere, per lo più profani in materia, cadde facilmente nell’equivoco, travisando il contenuto del suo scritto.

Non fu quindi un caso che il termine “cuciture” venne fatto riferire a funi e vele, mentre in realtà doveva per forza di cose trattarsi del fasciame in legno dello scafo. Se, così come raccontato, ad essersi usurate erano le vele e le corde, tutto ciò non avrebbe costretto i greci a concludere l’assedio; Omero intendeva infatti che a marcire era il legno delle navi ferme da diversi anni in prossimità dei campi di battaglia.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Il cavallo di Troia sarebbe una fake news, addirittura la prima della storia? Nulla è da escludere, anche perché la teoria formulata sembra essere interessante. Rimane però il punto interrogativo su di una questione. Perché i greci avrebbero dovuto costruire una nave fenicia, e soprattutto perché avrebbero voluto farla entrare attraverso le mura del nemico? Se fosse tutto un equivoco di traduzione, cambierebbe necessariamente - e di non poco - la storia dell’intera narrazione. Senza poi dimenticare il ritrovamento di un vaso realizzato un secolo dopo la battaglia, in cui è raffigurato un cavallo nel cui ventre sono presenti dei soldati. Il dubbio rimane, ma prima di etichettare il cavallo di Troia come fake news, probabilmente ci vuole qualcosa di più.

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Commenti
Pierpaolo Pelliccione
Pierpaolo Pelliccione

22 febbraio 2018 - 21:38:52

speriamo che sia così

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Claudio Bosisio
Claudio Bosisio

19 febbraio 2018 - 18:26:50

Molto ben realizzata, se fosse vera...

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