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I selfie uccidono più degli squali: ci sono più probabilità di morire di selfie che per attacchi di squali.

La ricerca del selfie estremo permette di ottenere numerosi 'Like' sui social network e molti si espongono in scatti pericolosi, non preoccupandosi della loro incolumità.

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Pubblicato il 16 ottobre 2018, alle ore 11:23

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I selfie uccidono più degli squali: ci sono più probabilità di morire di selfie che per attacchi di squali.

Sono già almeno dodici i morti dall’inizio dell’anno, secondo un conteggio per difetto eseguito da Cailey Rizzo e pubblicato su Mashable il 22 settembre; gli squali hanno fatto nello stesso periodo 8 vittime. L’ultimo è un turista giapponese di 66 anni che voleva riprendersi con la moglie in un selfie in cima al Taj Mahal, il famosissimo tempio indiano.

Risultato: è deceduto cadendo dalle scale e picchiando la testa, mentre la moglie ha riportato ferite e contusioni vari. Alcuni parchi naturali negli Stati Uniti sono stati chiusi perché i turisti si esponevano a foto con orsi, gli organizzatori della famosa corsa dei tori di Pamplona hanno vietato i selfie durante la manifesazione e anche durante il Tour de France vi sono state invasioni della strada per ottenere una foto con i cilisti in arrivo.

Il fenomeno sta crescendo e se nel 2011 solo 3 persono sono morte mentresi facevano un selfie, queste erano già 13 nel 2014, 5o nel 2015 e 93 nel 2017. La maggior parte delle vittime sono giovanissimi sotto i 25 anni e i paesi più colpiti la Russia, gli USA e il Pakistan.

Il selfie è diventato una mania, un fenomeno culturale: oramai, nell’acquisto di un telefonino la telecamera anteriore è importante tanto quanto quella posteriore e numerosi sono gli accessori, dalle app mirate o dai bastoncini per fare i groupies ( selfie di gruppo ), una rappresentazione di se stessi e permette di condividere le emozioni che si stanno vivendo in quel momento ed è una conseguenza della diffusione di social network basati più sulle immagini – Istagram ad esempio – che sulle parole.

Sebbene qualcuno contesti questi dati, puntualizzando che mentre l’attacco di uno squalo è una causa di morte diretta mentre un selfie, statisticamente parlando, è solo un meccanismo intermedio e quindi i due eventi non sono direttamente comparabili, sono numeri che colpiscono per la diffusione del fenomeno.

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Cosa ne pensa l’autore
Ivan Luca Zappa

Ivan Luca Zappa - Al di là delle statistiche vere o presunte penso che sia un sintomo di come il mondo reale sia sempre più sovrapposto a quello del web: siamo quello che vogliamo apparire e quello che conta sono gli apprezzamenti ricevuti in rete. Si è sempre alla ricerca di stupire e di apparire un po diversi dalla massa senza rendersi conto che così facendo si diventa uguali alla massa.

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