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Grazie a Google Maps ritrova la sua famiglia dopo 23 anni

Grazie alle mappe di Google Maps e alla sua tenacia, un 28enne è riuscito a ritrovare la sua famiglia d'origine dopo ben 23 anni di ricerche. Adesso vivono insieme grazie anche all'aiuto di volontari

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Pubblicato il 5 marzo 2014, alle ore 11:15

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Grazie a Google Maps ritrova la sua famiglia dopo 23 anni

Spesso il web viene criticato per le insidie che nasconde, però esistono degli aspetti che sono innegabilmente utili e preziosi, come la possibilità di girare il mondo grazie a Google Maps. Proprio grazie a questo servizio, messo a disposizione dal colosso del web, Luo Gang è riuscito dopo ben 23 anni a ritrovare la sua famiglia.

Il ragazzo era stato rapito, all’età di 5 anni, dalla sua famiglia, con la quale viveva nel villaggio di Yaojia e portato a più di 900 miglia di distanza a Sanmig, dalla parte opposta della Cina, dove è stato cresciuto da una famiglia del posto. Luo, inizialmente, pensava si trattasse di una sistemazione provvisoria e sperava di tornare dalla sua famiglia d’origine quanto prima ma, con il passare del tempo, si è reso conto che non sarebbe stato così. Il suo desidero di tornare a casa, però,  era forte ed è rimasto così nel corso degli anni. Sapeva che era importante cercare di mantenere i suoi ricordi vividi, così ogni sera prima di addormentarsi, riviveva i momenti vissuti con i suoi genitori e con il fratello. Gli tornavano in mente i momenti in cui giocava con il fratello, Huang Chao, su un vecchio ponte di pietre di fronte alla loro casa con le tegole, ricordava di essere persino caduto su quel ponte, aveva in mente due torrenti e le risaie che attraversava con il fratello per andare a scuola. “Ero come un computer – racconta Luo – Ho cercato di mantenere vivi i ricordi che avevo della mia famiglia e l’ambiente geografico“.

Crescendo ha iniziato ad usare internet e si è imbattuto nel sito “Baby Come Home“, un forum di volontariato dove genitori e i figli rapiti scrivono dei particolari che riguardano i loro casi. Ha iniziato a scrivere tutto quello che riusciva a ricordare “Ero alto 110 centimetri. Sulla mia mano sinistra c’è una cicatrice che mi ero fatto giocando sui sassi di un fiume”, aggiungendo ogni giorno un tassello e commuovendo i volontari, che hanno iniziato a cercare degli indizi in base ai ricordi di Luo. “Ho mangiato carne di maiale brasato in casa, con un po’ di cous-cous e sorgo – ha scritto – La mia casa è stata costruita con piastrelle. C’era una strada asfaltata. C’erano piccole colline nelle vicinanze e il fiume scorreva verso la città“.  Ma nonostante i suoi ricordi ed i suoi sforzi era come cercare un ago in un pagliaio. 

La svolta arriva quando uno dei volontari ha trovato una mappa autostradale del 1990; c’erano solo due strade asfaltate in zona quindi grazie agli zoom sulle mappe satellitari di Google è riuscito a risalire al villaggio di Yaojia, dove c’erano due ponti che attraversano un fiume e quella che poteva essere la sua vecchia scuola. Luo, decide quindi di partire e così ha finalmente incontrato la sua famiglia.

Un volontario di Baby Come Home ha ripreso il ricongiungimento con la sua famiglia d’origine dopo ben 23 anni di ricerca. Luo adesso vive finalmente con la sua famiglia.

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