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Barba stravagante e un professore perde il posto

Il preside di un'università di Charleston licenzia un insegnante a causa della sua barba stravagante. Curiosa la storia di questo professore che tiene una barba particolare, ed è stato anche ingaggiato per uno spot pubblicitario

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Pubblicato il 6 giugno 2014, alle ore 14:48

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Barba stravagante e un professore perde il posto

Il preside di una scuola di Charleston, negli stati Uniti, licenzia un docente per un fatto assai curioso: una barba stravagante che il professore di sociologia non voleva tagliare, ma che agli occhi del preside risultava inaccettabile. Il professore, che insegnava in un’università cristiana, ha perso il posto di lavoro per non aver voluto rinunciare alla sua barba.

A quanto pare, il professore è stato notato da un’azienda di birra che lo ha nel frattempo ingaggiato per uno spot pubblicitario. L’azienda aveva notato la foto dell’uomo in un concorso a cui quest’ultimo aveva partecipato, e lo avrebbe ritenuto adatto a sponsorizzare la loro birra. Il professore ha dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che la sua foto fosse stata pubblicata, e che andasse a finire sulle lattine di birra. L’uomo si è reso conto di essere stampato sulle lattine solo dopo averle viste, e non ritiene di avere alcuna colpa per la pubblicazione di questa sua immagine.

Purtroppo, la vicenda ha però causato il licenziamento del professore, eseguito personalmente dal preside che ha ritenuto il suo comportamento non conforme alle regole cristiane. Il professore, che si dichiara innocente, non ha approvato l’azione di licenziamento da parte del preside e si è quindi rivolto ad un avvocato per risolvere la questione.

Dal canto loro, i suoi studenti lo stanno sostenendo, non ritenendo giusta una simile punizione; il professore non ha commesso alcun reato offensivo nei riguardi di un comportamento cristiano, e non è corretto che perda il posto di lavoro per una simile sciocchezza. Inoltre, adesso il professore avrebbe anche diritto ad un compenso da parte dell’azienda che ha usato a sua insaputa l’immagine, almeno per ripagarlo di ciò che ha perso, in reputazione e denaro.

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