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Harley-Davidson Livewire: il tabù è caduto, e la moto per antonomasia diventa elettrica

Dopo tanti anni di sperimentazioni, test, e avvistamenti (un po' come avvenuto per lo smartphone flessibile di Samsung), è divenuta realtà, ad EICMA 2018, la prima Harley-Davidson elettrica, rappresentata dalla praticamente naked Harley-Davidson Livewire.

Moto
Pubblicato il 12 novembre 2018, alle ore 12:21

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Harley-Davidson Livewire: il tabù è caduto, e la moto per antonomasia diventa elettrica

Se ne parlava da almeno 4 anni, ma alla fine il tabù è caduto e la statunitense (di Milwaukee, nello Stato del Wisconsin) Harley-Davidson ha davvero ufficializzato – nel corso di un evento dedicato ai 115 anni del gruppo motoristico – la sua prima moto elettrica, la chimerica LiveWire, dopo anni di comparsate, test, e collaudi. 

La Harley-Davidson LiveWire definitiva, rinnovata nel telaio del modello finale, sembra un po’ una naked mista cafè racer, con una carenatura priva di carter laterali (presenti nei test model iniziali) che copre solo il fanale anteriore, e il dorso del finto serbatoio: quest’ultimo, puramente decorativo, nasconde – nel sovrastante tappo – l’ingresso per l’alimentazione della batteria, collocata laddove – in una moto termodinamica – vi sarebbe il radiatore del motore, qui posto più in basso e – ovviamente – elettrico: l’azienda, nel corso dell’anteprima tenutasi ad EICMA 2018, ha prospettato uno scatto da 0 a 100 km/h in pressappoco 4 secondi, con oltre 80 km di autonomia grazie a una singola ricarica. 

L’attenzione all’uso stradale della Harley-Davidson LiveWire non manca affatto, considerando la presenza della seduta alta sul parafango posteriore, ma le reminiscenze sportive fanno comunque la loro comparsa, grazie ad alcuni prestiti sportivi che affiancheranno il propulsore, (forse capace di 75 cavalli vapore e 70 Newton metri di coppia motrice), prodotto negli stabilimenti Magneti Marelli (ora proprietà della giapponese Calsonic Kansel) di Bari.

Nello specifico, nella Harley-Davidson LiveWire vi saranno cerchioni da 17 pollici applicati a pneumatici Michelin Scorcher Sport da 180/55 sul posteriore, e da 120/70 sull’anteriore con, su questi ultimi, dei freni prodotti da Brembo ed equipaggiati con quattro pistoncini e una doppia pinza, che dovrebbe bilanciare il peso inerziale generato dal cospicuo accumulatore. La strumentazione sarà priva di pulsanti fisici, del tutto virtualizzata e visualizzata sul pannello LCD, dal quale si potrà accedere ai dati del veicolo e del tragitto (anche da remoto, grazie all’app per smartphone), e regolare alcune componenti essenziali, sempre sportive, come il mono-ammortizzatore ideato dalla giapponese Showa, un’autorità del settore. 

L’unica cosa a mancare, di una vera Harley-Davidson, nella Livewire, con commercializzazione (a probabili 30/40.000 dollari) calendarizzata per il 2019, sarà il rumore, generato dal roboante motore classico posto tra le gambe del centauro di turno: in questo caso, però, l’azienda è sicura di non deludere i fan del marchio, visto che ha implementato una particolare sonorità che crescerà di decibel di pari passo con la velocità e che, montati in sella, secondo il claim di presentazione, “il suono più forte che sentirai sarà il tuo cuore che batte”.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Ormai, vi è la tendenza a rendere elettrico tutto quel che di successo ha avuto, sino ad ora, una propulsione inquinante: avverrà, nel 2019, anche per le Harley Davidson, a cominciare con la Livewire, e con molti altri modelli entro il 2022. Il progetto, in sé, è assai rischioso: la HD non è solo una moto, è LA MOTO tradizionale per antonomasia, e la Livewire, ancorché molto bella, se ne discosta non poco. Basterà il fascino del marchio a tener buoni gli ammiratori del medesimo?

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