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Carnevale tra simboli, misteri e significati

Il 'mascherarsi' è uno di quei fenomeni più interessanti, curiosi e misteriosi che contraddistinguono l'uomo. Facciamo un'analisi di tutti i possibili significati

Costume
Pubblicato il 3 marzo 2014, alle ore 18:36

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Carnevale tra simboli, misteri e significati

Il ‘mascherarsi’ è uno di quei fenomeni più interessanti, curiosi e misteriosi che contraddistinguono l’uomo ed è anche un rito che si ripete sin dalla notte dei tempi. Infatti esistono dei disegni rupestri che raffigurano i nostri progenitori che, per cacciare, si mascheravano con pelli e teste di animali al fine di non farsi riconoscere e svelare le loro intenzioni di certo non amichevoli. In altri casi la ‘maschera’ aveva, e in certe popolazioni tribali ancora ha la funzione di raffigurare la spiritualità al fine di entrare in contatto con entità superiori che si presupponeva avessero fattezze diverse da quelle umane.

Le maschere utilizzate dagli attori delle tragedie greche, dovevano invece trasmettere allo spettatore lo stato di tremenda sofferenza insito nella storia narrata, ovvero erano delle ‘maschere di dolore’. Nell’antica Roma si festeggiavano i cosiddetti ‘Saturnali’ giorni di gozzoviglie indescrivibili e aperte a tutta la popolazione che, mascherandosi, poteva finalmente mescolarsi superarando le classi sociali e permettendosi di giocare, vivere e accompagnarsi nell’unica festa dell’anno politicamente corretta. La plebe, la classe più bassa, ne approfittava per togliersi qualche soddisfazione ad esempio deridendo i nobili che per la preziosità dei loro camuffamenti erano comunque riconoscibili. Nel Medio Evo e fino al diciottesimo secolo, tale consuetudine si confermò e nei giorni di festa alcuni cittadini più poveri approfittavano di potersi mascherare al fine di contestare e deridere i loro usurpatori senza per questo essere riconosciuti e puniti.

Carnevale tra simboli, misteri e significati

Interessante sottolineare che il teatro si appropriò della ‘maschera’ per farne personaggi ancor oggi in auge (uno per tutti Arlecchino) per divertire gli spettatori ma sottintendendo sempre la voglia di ribellione nei confronti del ‘padrone’. Oggi ci divertiamo ‘mascherandoci’ per giocare, per tornare bambini, ma non siamo coscienti di assolvere a un desiderio ancestrale: quello di staccarci dalle nostre usuali fattezze, che forse ci stanno strette, per prenderne altre che rispondono a ruoli che vorremmo ricoprire per uscire dalla nostra realtà. Ben lo sanno i bambini che, a seconda delle mode e dei tempi, si mascherano da eroi. Di certo questo fenomeno di per se giocoso, nasconde un denominatore comune, ovvero tutti noi abbiamo due facce: quella che ci siamo data e quella che vorremmo rivestire e che rispecchia senza filtri la nostra più intima personalità più vera , più trasgressiva, più rivoluzionaria.

La frase che ripetiamo e ci sentiamo ripetere da sempre: ” Metti giù la maschera!” E’ significativa e significante quanto mai e nel contempo un suggerimento di vitale importanza: se fossimo noi stessi abbandonando ‘ la maschera ‘che ci siamo dati o che il prossimo ci ha affibbiato…. Avremmo tutto da guadagnare perchè forse dovremmo dimostrarci più coraggiosi e correremmo qualche rischio rischio in più…. Ma non avremmo rimpianti…. Perchè l’unicità che contraddistingue ognuno di noi ha un valore immenso, inestimabile, imperdibile, la nostra personalità è sacra.
Mascheriamoci quindi per una volta all’anno e gettiamo la maschera in tutti gli altri giorni…Vivremo meglio con noi stessi.

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