Molti autovelox dei Comuni italiani restano “al buio”: scatta lo stop per chi non si è registrato

Molti autovelox italiani non registrati sulla piattaforma ministeriale restano inattivi, rendendo le multe impugnabili e evidenziando l’importanza della regolarizzazione degli impianti.

Molti autovelox dei Comuni italiani restano “al buio”: scatta lo stop per chi non si è registrato

A partire dalla mezzanotte del 28 novembre 2025, molti Comuni italiani hanno dovuto spegnere gli autovelox non registrati sulla piattaforma del Ministero dei Trasporti, segnando una svolta nella gestione dei rilevatori di velocità. Il termine era fissato dal decreto del 29 settembre, che imponeva agli enti locali di caricare entro sessanta giorni tutte le informazioni relative agli apparecchi in funzione.

Gli autovelox non censiti non possono più operare, e le eventuali sanzioni elevate con dispositivi non registrati diventano automaticamente impugnabili. La banca dati del Ministero ha dunque assunto un ruolo cruciale nel determinare la legittimità delle multe e nel garantire la trasparenza del sistema. L’aggiornamento tempestivo delle informazioni è diventato quindi un obbligo imprescindibile, e lo stop agli apparecchi non registrati segna una cesura netta tra legalità e contenzioso.

La posta in gioco non è simbolica: secondo i dati degli ultimi anni, solo nelle principali città italiane, tra il 2022 e il 2024, gli autovelox hanno generato oltre 200 milioni di euro di incassi, cifra che spiega la fretta di molti Comuni nel completare la procedura entro il termine. Il nuovo scenario apre anche a questioni giuridiche delicate. L’omologazione dei dispositivi rappresenta uno degli aspetti più controversi: una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito che gli autovelox “approvati ma non omologati” non producono effetti sanzionatori validi.

Questo significa che chi non ha rispettato le procedure ministeriali potrebbe ritrovarsi con rilevatori inutilizzabili e con multe facilmente contestabili. In Italia, buona parte degli apparecchi installati prima del 2017 non rispetta pienamente i requisiti previsti, aumentando il rischio di contenziosi. Senza certificazione e senza dati caricati, infatti, il dispositivo non può rilevare la velocità ai fini legali, e le relative sanzioni non hanno valore. Lo stop agli autovelox non registrati ha conseguenze immediate per gli automobilisti e per i Comuni stessi. Chi guida può trovarsi a transitare in zone presidiate da radar spenti, riducendo i rischi di multe automatiche, mentre gli enti locali devono affrontare la perdita temporanea di una fonte di entrate significativa. Parallelamente, la situazione rende ancora più urgente l’adeguamento di tutti gli impianti alla piattaforma ministeriale e l’omologazione completa, per evitare futuri blocchi e contenziosi.

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