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Fiat chiude un’epoca: dopo 35 anni vanno in pensione i motori Fire

Prodotti dal 1985 in oltre 30 milioni di unità, i motori Fire sono stati i quattro cilindri più famosi della casa torinese. Con la loro uscita di scena, scompaiono dal listino anche i motori GPL, disponibili solo fino ad esaurimento scorte.

Auto
Pubblicato il 20 maggio 2020, alle ore 19:14

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Fiat chiude un’epoca: dopo 35 anni vanno in pensione i motori Fire

Presentati il 30 marzo 1985 dall’allora presidente Fiat Gianni Agnelli, i motori Fire hanno rappresentato un’epoca nella storia dell’automobilismo italiano. Progettati per sostituire i vecchi motori della “serie 100”, sono presto diventati un punto di riferimento per semplicità, affidabilità e riduzione dei consumi e dei costi di manutenzione. 

All’insegna della filosofia del “Less is more”, in casa Fiat si pensò infatti di ridurre drasticamente il numero dei componenti. I Fire, acronimo di Fully Integrated Robotized Engine, con il loro approccio minimalista, riuscirono in poco tempo ad imporsi grazie anche alla loro proverbiale resistenza e all’efficiente contenimento dei pesi e della rumorosità allo scarico. 

Oltre ad equipaggiare modelli come Uno, Punto, Panda, Bravo e 500, questi propulsori hanno contribuito anche al grande successo della Y10, l’ultima vettura prodotta dall’Autobianchi che veniva pubblicizzata con l’azzeccatissimo claim “Piace alla gente che piace”. Nella sua storia, il Fire è stato alloggiato anche nel vano motore di alcuni modelli di Alfa Romeo, Lancia, Jeep e anche sulla seconda serie della Ford Ka. 

Con il passare degli anni, pur rimanendo un ottimo prodotto, il Fire è stato sostituito dal Firefly, suo erede naturale che, nell’ottica del downsizing e del continuo miglioramento dell’efficienza di funzionamento, è stato anche studiato per poter essere elettrificato con tecnologia mild-hybrid, in altre parole l’ibrido leggero.

E in un mondo a quattro ruote sempre più orientato all’elettrico, anche per una leggenda come il Fire doveva arrivare il momento in cui farsi da parte. Proprio per questa ragione, lo scorso 7 maggio, dalla catena di montaggio dello stabilimento di Termoli, è uscito l’ultimo esemplare recante il numero di matricola 23.233.856. Dopo 35 anni di onorata carriera e oltre 30 milioni di unità prodotte, finisce dunque in soffitta un pezzo di storia dell’industria automobilistica italiana. Allo stesso tempo, con il Fire cala definitivamente il sipario anche sulle versioni alimentate a GPL delle auto del gruppo FCA, ora disponibili solo fino ad esaurimento scorte.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - I motori Fire sono stati dei propulsori rivoluzionari, conosciuti per la loro affidabilità e per i bassi costi di manutenzione. In un mondo però come quello odierno, sempre più orientato sull’elettrico e sulle forme di mobilità alternativa, la loro presenza è ormai anacronistica. Se si vuole rimanere al passo con i tempi, è necessario adeguarsi alle richieste del mercato, concentrandosi sull’introduzione di qualcosa di altrettanto innovativo come lo furono gli stessi Fire nel lontano 1985.

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