Quelli che stiamo vivendo saranno ricordati come gli anni di transizione dal petrolio alle fonti di energia rinnovabili. L’intero sistema produttivo si sta progressivamente convertendo, abbracciando modelli più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Anche le case automobilistiche si adeguano, lanciando sul mercato nuovi modelli a propulsione ibrida ed elettrica.
Ma cosa ne pensano di tutto ciò i grandi petrolieri? Sarebbe logico ipotizzare una loro naturale avversione verso le auto ad impatto zero. Una minore richiesta di petrolio provocherebbe una contrazione dei ricavi. Da qui anche i loro profitti verrebbero messi in serio pericolo.
Eppure per i petrolieri l’auto elettrica e le energie rinnovabili non sono affatto la minaccia più grave. I veri problemi sono da localizzare altrove e più precisamente in servizi come Uber e il car sharing. Ma quale sarebbe la ragione? A spiegarlo ci ha pensato Amin Nasser, presidente e ceo della Saudi Aramco, compagnia saudita dedita alla produzione di idrocarburi.
Intervistato dal Financial Times, il numero uno della società non ha avuto dubbi. Se è sì vero che le auto elettriche rappresentano il futuro della mobilità a quattro ruote, stando alle stime formulate dal colosso saudita, nel 2040 raggiungeranno quota 300 milioni, ovvero il 10-20% dell’intero parco circolante mondiale. A fronte di questa crescita di per sé modesta, la domanda globale di petrolio subirà una contrazione del 2%.
Se su questo aspetto si può dormire sonni tranquilli, a destare maggior inquietudine troviamo Uber e il car sharing. Il potenziale di crescita di queste due realtà è tutt’altro che da sottovalutare. La loro diffusione capillare potrebbe comportare un drastico ridimensionamento di quello che è l’odierno modo di considerare l’auto. La condivisione diverrebbe per forza di cose un modello alternativo, ma soprattutto molto più efficiente. Se fino ad oggi l’auto era intesa come un bene strettamente privato, la rivoluzione di Uber e del car sharing potrebbe rimescolare le carte a tutto svantaggio dei petrolieri.
Ma quali sarebbero le contromosse? Per Amin Nasser sarebbe innanzitutto necessario cambiare il modello di business. In altre parole anziché vendere carburante alle compagnie di distribuzione, si potrebbero rifornire direttamente le società di car sharing. In questo contesto anche il Fondo sovrano saudita ha deciso di non farsi prendere in contropiede: lo scorso anno ha infatti stanziato 3,5 miliardi di dollari da investire nell’acquisto del 5% di Uber.