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Non è l’Arena, Asia Argento racconta la sua verità sul caso Bennett: "Mi ha fatto pena"

La nota attrice Asia Argento è stata ospite nel salotto di "Non è l'Arena" per raccontare per la prima volta la sua verità riguardanti le accuse di molestie ricevute da Jimmy Bennett: ecco i dettagli.

Televisione
Pubblicato il 1 ottobre 2018, alle ore 10:14

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Non è l’Arena, Asia Argento racconta la sua verità sul caso Bennett: "Mi ha fatto pena"

Dopo Jimmy Bennett è stata la volta di Asia Argento, che per la prima volta dopo le accuse di molestie ricevute dall’attore americano ha rilasciato un’intervista televisiva nel salotto di Massimo Gilletti a “Non è l’Arena“, raccontando la sua versione dei fatti riguardo all’incontro avuto molti anni fa in una camera d’albergo in California.

Inutile dire che la versione dell’attrice italiana è totalmente diversa da quella resa da Jimmy Bennett la scorsa settimana a “Non è l’Arena”, attribuendo quindi al giovane ragazzo – che all’epoca dei fatti era minorenne – il primo approccio fisico, che nulla aveva a che fare con quello affettuoso di un bambino nei confronti di una madre, piuttosto quello un ragazzo con gli ormoni impazziti. 

Asia Argento replica alle accuse di molestie

Non deve essere stato facile per l’attrice sottoporsi ad un’intervista dove ha ripercorso i momenti più salienti della sua recente vita – dal caso Weistein al movimento MeToo, ma anche il suicidio del fidanzato Anthony Bourdain, per finire con le accuse di molestie di Jimmy Bennett – alternando così momenti di rabbia a momenti di ironia, ma anche alle dolorose lacrime

Asia ha totalmente replicato alle accuse dell’attore Jimmy Bennett, con la sua verità, dicendo: “Mi è saltato letteralmente addosso finita questa cosa, che sarà durata due minuti, mi ha detto: sei il mio desiderio sessuale da quando avevo 12 anni”. Un racconto che è ricco di particolari, come l’attestazione di una email che i due si sono scambiati prima dell’incontro, in cui Bennett chiedeva aiuto alla Argento per imparare un copione.

La verità della Argento su quanto accaduto con Bennett nella camera d’albergo in California prosegue, dicendo : “Ero gelida, pietrificata, ha fatto sesso completo senza usare il preservativo, ha avuto un orgasmo, poi si è fatto il selfie“. Una storia che continua però a non cinvincere del tutto il conduttore che domanda alla Argento per quale motivo si sono scattati un selfie dopo, domanda a cui Asia replica: “Dopo ho fatto la foto cercando di riportare tutto alla normalità, facendo finta che quella cosa anormale non sia successa“.

Stessa risposta anche per una foto mandata in onda che ritrae i due dopo la presunta violenza insieme e sorridenti in un ristorante. Insomma per la Argento dopo la presunta violenza subita da Bennett, si sarebbe mossa a pietà nei suoi confronti, tanto che giustifica l’invio di alcuni messaggi dopo quell’incontro dicendo: “io gli ho risposto perché mi faceva pena, io mi sono rivista in quello che sarei diventata se la mia carriera non fosse proseguita“.

L’attrice italiana ammette che il suo celebre fidanzato morto suicida Anthony Bourdain, celebre chef americano, fosse al corrente di tutta la storia, dichiarando che fu proprio il compagno a decidere di pagare Bennett in cambio del suo silenzio. Una scelta non condivisa però da Asia, che infatti dopo la morte di Bourdain preferì non pagare più.

Sulla Argento in questi giorni si è detto davvero di tutto, anche se l’opinoine pubblica è divisa sul suo caso: c’è chi sostiene la tesi secondo cui Bennett sia stato una pedina manovrato da Weinstein, chi invece addita l’attrice come una falsa e pedofila. Uno stigma troppo forte da sopportare per una paladina della giustizia e dei diritti delle donne come lei. 

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Cosa ne pensa l’autore
Tiziana Terranova

Tiziana Terranova - Non è facile giudicare, meno che mai quando non si conoscono le persone. Non credo sia importante accertare per il pubblico cosa accadde in quella camera da letto tra la Argento e Bennett, quanto riflettere sull'isolamento prima e l'accanimento dopo contro la Argento, che paga non solo il peso della denuncia contro un sistema fin troppo diffuso, ma anche il pregiudizio nei suoi confronti.

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