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Allarme protesi al seno: la Francia avvisa sul loro legame con il cancro

La Francia lancia l'allarme sul possibile legame tra le protesi al seno e il linfoma anaplastico a cellule grandi e studia misure che potrebbero prevedere anche il divieto degli impianti al silicone

Salute
Pubblicato il 19 marzo 2015, alle ore 10:35

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Allarme protesi al seno: la Francia avvisa sul loro legame con il cancro

Le autorità sanitarie francesi hanno lanciato un allarme sulle protesi mammarie a seguito di diversi casi di una particolare tipologia di cancro nelle donne con questi impianti al silicone, e studieranno nei prossimi giorni misure che potrebbero prevedere addirittura il loro divieto.

Il quotidiano “Le Parisien” ha rivelato che l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Farmaci (ANSM) organizzerà una riunione di esperti su questo tema per valutare se sia il caso di modificare la regolamentazione.

Se sarà necessario arrivare a proibirle, lo faremo“, ha dichiarato François Hébert, direttore generale dell’ANSM, che in un intervista ha spiegato che negli ultimi tre anni sono stati diagnosticati 18 casi di linfoma anaplastico a cellule grandi (LACG) in donne con protesi.

Si contano 173 casi di questo tipo di cancro in tutto il mondo, e Hébert ha sottolineato che questi tumori (in Francia una delle pazienti è deceduta) “sembrano essere associati alle protesi mammarie“, mentre non sono stati riscontrati tra le donne che non le portano.

Nonostante si tratti di un rischio apparentemente ridotto, considerato che in Francia sono 400.000 le donne con protesi al seno, in attesa della decisione degli esperti dell’ANSM, i responsabili sanitari hanno stabilito l’obbligo per i medici di avvertire le donne che desiderino operarsi di questo nuovo rischio.

Si è evidenziata la circostanza che 14 delle donne a cui è stato diagnosticato questo tipo di cancro avevano protesi del produttore statunitense Allergan, che rappresenta una quota del mercato francese del 30 %. Allergan tramite il direttore della divisione medica, Philippe Mauvais, sottolinea che il numero dei casi è troppo piccolo per poter trarre delle conclusioni.

Hébert, a sua volta, ha commentato che nessuna anomalia è stata rilevata durante le ispezioni su questo marchio fatte nel periodo 2012-2013, e ha aggiunto che “occorre prendere i dati con cautela“, perché molte donne nel corso del tempo hanno portato protesi di diversi produttori.

In una nota dello scorso 4 marzo il National Cancer Institute di Francia (INCA) ha chiesto ai medici di approfondire una possibile diagnosi di questo linfoma al minimo segnale che possano percepire.

Il problema sembra non essere rappresentato dal contenuto della protesi, ma il sospetto è diretto verso la superficie degli impianti. A questo proposito, Hébert ha ricordato lo scandalo delle protesi PIP del produttore francese, che sostituiva il gel autorizzato con un altro più economico che spesso provocava la sua rottura e che ha portato alla condanna giudiziaria nel 2013 del suo creatore.

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