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La preoccupazione di Andrea Camilleri: "Attorno a Salvini avverto lo stesso consenso che percepivo intorno a Mussolini"

Andrea Camilleri, in un'intervista rilasciata a Repubblica, ha espresso le proprie preoccupazioni in merito alla realtà politica italiana, per l'elezione di Matteo Salvini, per il razzismo mai sopito nuovamente esploso.

Politica
Pubblicato il 9 luglio 2018, alle ore 10:20

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La preoccupazione di Andrea Camilleri: "Attorno a Salvini avverto lo stesso consenso che percepivo intorno a Mussolini"

Il celeberrimo scrittore Andrea Calogero Camilleri, noto come Andrea Camilleri, ha espresso tutto il proprio diniego in merito alle scelte degli italiani: “Non ho rimpianti per il passato. Però questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana che temo non abbia paragoni con altri periodi”.

Lo sceneggiatore ha sostenuto che l’Italia di oggi è un paese che sta tornando indietro, come i gamberi procede in senso inverso, sta smarrendo definitivamente le importanti conquiste sociali realizzate in passato. Con sincerità il docente di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica ha sottolineato di non riconoscere più gli italiani.

Matteo Salvini è logicamente balzato al centro del discorso: “Non voglio fare paragoni ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto“.

Camilleri ha affermato che il razzismo strisciante sta esplodendo in tutto il suo livore, l’immagine stereotipata di ‘italiani brava gente‘ sta definitivamente crollando: l’ideatore di Montalbano ha ricordato il nostro nefasto passato in Africa Orientale, un esempio su tutti il sanguinario massacro di Addis Abeba.

Andrea ha parlato con dolore di quando a Torino, negli anni Sessanta, lavorava nella sede Rai e sulle case capeggiavano i cartelli con su scritto ‘non si affittano le case ai meridionali’: “Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a novantatré anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un’Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza” sentenziando che quel preciso concetto dello Stato pare essere defunto e che l’Italia ricostruita è smarrita. “Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto” ha chiosato Camilleri.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - La decomposizione dell'Italia è iniziata molto tempo fa, il tema cardine del paese non è racchiuso solamente nel contenimento del fenomeno dell'immigrazione, le tematiche essenziali in ballo sono state coperte dal silenzio. Molti intellettuali, dinnanzi al disfacimento di intere generazioni senza futuro, hanno saputo solamente silenziarsi dietro la propria arte.

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