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Insulti a Mattarella su Facebook, 39 indagati: rischiano fino a 15 anni di carcere

La Procura di Palermo al momento indaga su 39 profili social, per loro i reati ipotizzati sono offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica.

Politica
Pubblicato il 24 luglio 2018, alle ore 11:58

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Insulti a Mattarella su Facebook, 39 indagati: rischiano fino a 15 anni di carcere

Trentanove persone rischiano di dovere affrontare un processo con l’accusa di “attentato alla libertà e offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica“. Le indagini svolte dalla Procura di Palermo con il supporto della Digos hanno portato all’identificazione degli autori degli insulti e minacce a Sergio Mattarella, in seguito all’incarico affidato da quest’ultimo a Carlo Cottarelli per la formazione del nuovo Governo. Al momento, la Procura sta iscrivendo tutte le persone identificate nel registro degli indagati, e presto potrebbe essere il giudizio immediato.

Il reato di offesa all’onore e il prestigio del presidente della Repubblica è punibile con una reclusione fino a 15 anni. Inoltre, per i 39 indagati potrebbe aggiungersi l’ipotesi di istigazione a delinquere. Molti titolari di profili social sono stati identificati, mentre per altri le indagini sono ancora in corso. La Digos, sta investigando per vedere se gli autori dei post su Twitter e Facebook corrispondano ad account fake o persone reali.

Dopo le prime offese pubblicate sui social furono subito indagate e identificate tre persone: Manlio Cassarà, che aveva scritto, facendo riferimento all’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello del presidente assassinato dalla mafia: “hanno ucciso il fratello sbagliato“; Eloisa Zanrosso che postò: “ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?” e infine Michele Calabrese che pubblicò post simili ai precedenti.

Per l’accusa i commenti postati sui social nei confronti della più alta carica dello Stato italiano erano altamente offensivi, ecco perché il pm Gery Ferrara, insieme al procuratore aggiunto Marzia Sabella, ha deciso di procedere con le accuse e con l’iscrizione degli autori del post nel registro degli indagati

Il presidente Sergio Mattarella, nel mese di Maggio era diventato bersaglio di insulti dopo essersi opposto al governo M5S-Lega nel designare come ministro dell’Economia Paolo Savona. Dal punto di vista politico questa decisione sollevò i malumori dei pentastellati che si dichiararono pronto a richiedere la messa in stato di accusa per il Presidente della Repubblica. Sui social il “no” a Savona scatenò critiche, commenti e offese; quest’ultime si sono spinte troppo oltre, facendo anche riferimento all’assassinio avvenuto il 6 Gennaio 1980 di Piersanti Mattarella. Sulla questione il Presidente non si è mai esposto con dichiarazioni personali, lasciando così tutto nelle mani della giustizia.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Nell'era dei social e dei post su Facebook spesso si scrive postando accuse e offese gravi senza pensare alle conseguenze dell'azione compiuta. Le offese passano nella maggior parte dei casi "inosservate" agli occhi di tutti, ma ovviamente ciò non può accadere quando esse ledono la più alta carica dello Stato.

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