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Il rompicapo di Mattarella. La saggezza del PdR è messa alla prova

Dal 4 marzo è trascorsa una settimana ma, a differenza delle tornate elettorali passate, in cui già dalla notte si sapeva chi avrebbe governato, ancora nessun punto di svolta. La prima convocazione è prevista entro il 23 marzo.

Politica
Pubblicato il 11 marzo 2018, alle ore 16:30

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Il rompicapo di Mattarella. La saggezza del PdR è messa alla prova

É trascorsa appena una settimana dal voto, e i primi sintomi di ansia tra gli italiani hanno già iniziato a manifestarsi. Con una tale cronicità che sarebbe doveroso prevenirla facendosi un check-up generale.

In parecchi non vedevano l’ora di oltrepassare il 4 marzo e, così, lasciarsi alle spalle quella che è stata fotografata come la peggior campagna elettorale della storia dell’Italia Repubblicana. E invece – all’indomani dello spoglio – ci si è accorti di aver in mano nient’altro che un pugno di mosche. Come se dalla mattina successiva al voto iniziasse già la nuova legislatura.

Ma non funziona così. E allora non stupiamoci se decine di indignati fanno la fila per richiedere il fantomatico Reddito di Cittadinanza. Trovata (apparentemente) geniale per abbindolare sia i bisognosi che i furbetti che non hanno voglia di lavorare.

Fatto sta che siamo nel bel mezzo di un rebus. Nessun partito o coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta alle camere. Non meno di 316 per la Camera e 158 per il Senato e le forze politiche – al momento – non sembrano accordarsi su un eventuale “patto di governo”. Decisamente in linea con la “grosse koalition” tedesca tra SPD e CDU, seppur con ideologie discordanti. D’altronde quando si tratta di timonare un Paese, un punto d’incontro è necessario trovarlo. A prescindere.

La profonda instabilità che il nostro Paese ha attraversato negli ultimi anni è terrificante. Direi, piuttosto, sconcertante. L’ho ha ricordato anche il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, in una conferenza stampa la mattina successiva alle elezioni.

“Oggi l’Italia – dichiara – ha innegabilmente sofferto della pressione a cui è stata sottoposta da mesi e mesi, in un contesto di forte tensione migratoria”, e conclude: “dobbiamo tenerlo presente anche per quello che ci riguarda”.

Sul versante italiano, Sergio Mattarella, nel discorso di Capodanno, ha affermato: “è importante rispettare il ritmo fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione”. Tuttavia, non si è ancora arrivati ad una conclusione degna di essere chiamata tale. In queste ore si stanno decidendo le sorti della nazione.

Che cosa accadrà? Chi ci governerà? Quale destino immane attende la settima economia mondiale? Con quali criteri verrà nominato il prossimo Premier?

Anche per lo stesso Mattarella sono ancora prematuri i tempi per capire come sbrogliare la matassa.  Ma ne verremo a capo, come è sempre stato, da che mondo e mondo, qualcheduno dovrà pur afferrare le redini dello stivale.

Il blocco che teneva unita la sinistra è definitivamente imploso, e l’onda d’urto  ha regalato il 14% dei voti ai 5 stelle. Non aiutato dall’ego di un leader che non ha ben interpretato la sconfitta del Referendum Costituzionale del 2016, rischiando di frantumare ulteriormente quel che rimane del Partito Democratico.

Un’aggravante sulla questione “sinistra” è sicuramente illustrata dal risultato registrato nelle roccaforti inespugnabili del PD: in primis Toscana ed in secundis Emilia Romagna. Hanno dovuto affrontare l’assalto dei “militanti” 5 stelle: li hanno osservati dall’alto del castello varcare prima il loro regno e poi il fossato. Dato che i coccodrilli (Leu) se la sono presa con comodo.

Beppe Grillo in proposito dice: “Non sopravvive la specie più forte, ma quella che si adatta meglio. Quindi dentro siamo democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra e un po’ di centro, possiamo adattarci a qualsiasi cosa quindi vinceremo sempre noi sul clima, sull’ambiente, sulla terra”.

Il centrodestra ha confermato oltre il 90% dei voti che ricevette nel 2013, registrando un netto sorpasso del vice leader Salvini – ora non più – nei confronti dell’ormai tramontato Silvio Berlusconi. Non potendosi candidare – a causa di una sentenza della Corte di Strasburgo – ha pensato di «fare il registra gratuitamente». L’uomo che ha rimpiazzato la Democrazia Cristiana nel  ‘94 nel ruolo di federatore, ossia una figura politica in grado di stemperare le tensioni tra Nord e Sud.

Salvini si afferma nuovo leader della coalizione di Cdx. Lui che ha trasformato tre anni di comizi – e non solo – in una perdurata campagna elettorale, di cui, solo ora, ne raccoglie i frutti. Il risultato è da incorniciare: dal 4 al 16%, triplicando quello che Bossi registrò come record storico della Lega Nord, ora esteso a partito nazionale eliminando la desinenza -Nord.

Perciò risulta abbastanza univoca l’interpretazione che vede la metamorfosi di una lega nordista – e dunque di nicchia – in un quasi partito di massa. Quello che si può affermare con certezza è che non potrà nascere alcun governo senza che siano coinvolti almeno uno tra Lega e M5S. Lo ha fatto capire anche il PdR, che darà spazio a chi ha ottenuto più seggi. Quindi – in attesa di aggiornamenti – l’unico espediente per tenere monitorata la situazione è essere consapevoli che potrebbe verificarsi una prima assegnazioni di incarico esplorativo (a di Maio) per poi impartire l’incarico pieno coinvolgendo gli altri pariti.

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Cosa ne pensa l’autore
Achille Cignani

Achille Cignani - L'attesa snervante scatenata da questa tornata elettorale fa si che si manifestino riflessioni di questo tipo. Pienamente scaturite dalla profonda transizione che il nostro paese sta attraversando. Le posizioni sono sempre meno chiare, i vecchi leader stanno - giustamente - lasciando spazio ai più giovani. Ma gli interrogativi sul chi ci dovrà guidare e, sopratutto, se sarà in grado di farlo non esitano a trapelare.

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