Storie Maledette, Ciontoli in lacrime parla dell’omicidio di Marco Vannini: “Era come un figlio” (1 di 2)

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Pubblicato il 1 luglio 2019, alle ore 13:57

Storie Maledette, Ciontoli in lacrime parla dell’omicidio di Marco Vannini: “Era come un figlio”

Marco era come un figlio per me“. Antonio Ciontoli, l’uomo condannato come autore dell’omicidio di Marco Vannini, è intervenuto nel corso della trasmissione di Storie Maledette, condotta da Franca Leosini. Durante l’intervista, inserita in uno speciale in due puntate chiamato “Quel colpo che arriva al cuore”, racconta la sua verità ribadendo ancora una volta che a sparare è stato lui e non il figlio, come invece ritiengono gli investigatori.

Storie Maledette, Ciontoli in lacrime parla dell’omicidio di Marco Vannini: “Era come un figlio”

“Spero che un giorno possano perdonarmi e avere misericordia“, dice in lacrime durante la trasmissione. Ciontoli poi viene invitato a commentare la nuova inchiesta condotta dalla Procura di Civitavecchia partita dopo le rivelazioni di Davide Vannicola sul maresciallo Roberto Izzo, ora iscritto nel registro degli indagati. Era stata proprio questa testimonianza a far crescere i dubbi su chi abbia sparato a Marco.
Ma ancora una volta Ciontoli ribadisce: “Sono stato io a sparare, non Federico che in quel momento era in camera con Viola.”


Storie Maledette, Ciontoli in lacrime parla dell’omicidio di Marco Vannini: “Era come un figlio”

 “Quel giorno – spiega il presunto omicida – volevo dare una ripulita alle mie pistole, poi le ho rimesse in una scarpiera. Stavo andando a dormire e mi ero quasi dimenticato delle armi. Così ho bussato alla porta del bagno e c’erano Martina e Marco. Lei è uscita subito. Lo sparo è avvenuto dopo: era stato Marco a chiedermi di fargli vedere una pistola ed è partito il proiettile. Inizialmente non mi ero accorto della gravità, c’era poco sangue e un piccolo buchino.”