Roberto, il 18enne che si prende cura dei genitori malati: “La vita ti insegna tutto, anche ad arrangiarti” (1 di 2)

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Pubblicato il 3 luglio 2018, alle ore 17:49

Roberto, il 18enne che si prende cura dei genitori malati: “La vita ti insegna tutto, anche ad arrangiarti”

Ci sono ragazzi che balzano agli onori delle cronache per dei comportamenti sbagliati che fanno pensare alle persone più anziane di loro che ‘le nuove generazioni sono perse’. E poi ci sono altri ragazzi che, silenziosamente, dimostrano una maturità fuori dal comune. È il caso di Roberto Molinari, da poco 18enne, residente a Spino d’Adda, nel cremasco. Da qualche giorno anche Roberto è sui giornali, ma per il fatto che si è guadagnato il titolo di “cittadino dell’anno”.

Roberto, il 18enne che si prende cura dei genitori malati: “La vita ti insegna tutto, anche ad arrangiarti”

La sua è una storia difficile senza dubbi. A 7 anni circa ha capito che qualcosa non andava: sua madre Rosarita, oggi 49 anni, aveva difficoltà a svolgere le ‘solite’ azioni quotidiane: preparargli la colazione, i vestiti, uscire, andare a lavoro. Questo a causa di una grave patologia articolare che da anni le rende quasi impossibile anche uscire di casa. “Alcuni giorni i dolori sono talmente forti da non permetterle nemmeno di alzarsi dal letto” spiega Roberto. Come se non bastasse anche il padre ha avuto problemi di salute: qualche anno fa è stato ricoverato d’urgenza per un infarto.

Roberto, il 18enne che si prende cura dei genitori malati: “La vita ti insegna tutto, anche ad arrangiarti”

La sorella Michela, oggi 11enne, ha le treccine e ama giocare con le bambole. Purtroppo, però, ha anche una sindrome autoimmune difficile da gestire. Anche lei è sotto l’ala protettrice di Roberto. “A 7 anni ho iniziato a capire che mia madre aveva difficoltà nei movimenti. Ero in seconda elementare e ho iniziato a fare quello che fanno tutte le madri: appena sveglio andavo da lei e se non si sentiva bene rimanevo a casa per starle vicino. Nelle emergenze chiamavo mio padre a lavoro e gli chiedevo di tornare a casa”.