Ecco il ponte dove i venezuelani fanno la fila per scappare in Colombia (1 di 2)

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Pubblicato il 12 febbraio 2018, alle ore 11:26

Ecco il ponte dove i venezuelani fanno la fila per scappare in Colombia

Tutti i giorni sul ponte internazionale “Simon Bolivar” transitano oltre 40mila venezuelani per andare in Colombia a procurarsi cibo e medicine. Alcuni se ne vanno anche per cercare un futuro stabile nel Paese vicino e per fuggire dall’oppressione del governo Maduro.

Si tratta di una crisi umanitaria per la quale non si vede la fine, che continua a crescere di pari passo alla disintegrazione dell’economia chavista. Sono ormai 30-40.000 i venezuelani che ogni giorno passano la frontiera per andare in Colombia, alcuni per procurarsi cibo e medicine e poi tornare a casa, ma molti altri per cercare un futuro stabile nel Paese confinante.

Ecco il ponte dove i venezuelani fanno la fila per scappare in Colombia

Le immagini e le foto scattate sul ponte internazionale “Simon Bolivar”, il quale porta alla città colombiana di Cucuta sono davvero impressionanti. Si stima infatti che oltre 600.000 venezuelani siano arrivati in Colombia per non tornare più nel proprio paese di origine, dei quali la metà solo negli ultimi sei mesi con l’acutizzarsi della crisi politica interna causata dalle forti repressioni del governo Maduro. Sono ormai molti mesi che la crisi non accenna a trovare una soluzione in grado di offrire un clima stabile e sereno alla popolazione venezuelana.

Ecco il ponte dove i venezuelani fanno la fila per scappare in Colombia

Le autorità della Colombia hanno deciso di intervenire per controllare l’esodo, avvenuto finora senza regole in virtù della frontiera storicamente permeabile tra i due Paesi, paradiso per i contrabbandieri di cibo e benzina. Il governo di Juan Manuel Santos ha recentemente abolito il semplice certificato che permetteva ai cittadini delle due regioni di frontiera di muoversi liberamente e senza alcun limite. Santos ha infatti dichiarato che la Colombia continuerà a ricevere “los hermanos” (i fratelli) del Venezuela con generosità, ma che la situazione attuale non è più sostenibile.