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Torino

Torna al lavoro dopo un trapianto di fegato: licenziato

La Oerlikon Graziano S.p.A., azienda metalmeccanica di Rivoli, in questi giorni è al centro dell’attenzione per aver licenziato un operaio 55enne rientrato in fabbrica dopo la malattia.

Lavoro
Pubblicato il 9 marzo 2017, alle ore 17:44

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Torna al lavoro dopo un trapianto di fegato: licenziato
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La Oerlikon Graziano S.p.A. è un’azienda metalmeccanica di Rivoli-Cascine Vica (Torino) e in questi giorni è al centro dell’attenzione per aver licenziato un operaio 55enne rientrato in fabbrica dopo otto mesi di assenza per malattia, dovuta ad un trapianto di fegato.

Scoperta la malattia, le previsioni di vita che i sanitari gli avevano garantito era di circa sei mesi. Poi il trapianto, le cure ed infine la possibilità di riprendere una vita lavorativa normale, anche se con qualche precauzione: non respirare polveri e fumi di alcun genere.

L’uomo, Antonio Forchione, ha lavorato nell’azienda per 27 anni, sempre disponibile ai turni di lavoro senza mai lamentarsi, ma per lui, ora, non c’è più posto; anche un demansionamento sarebbe stato bene accetto. Ed invece…

La Oerlikon dapprima ha richiesto una visita per verificare lo stato reale di salute, dichiarato inabile è stato poi costretto a venti giorni di ferie forzate, a cui è seguita la lettera di licenziamento arrivata a casa, per posta. Le motivazioni ce le racconta lui stesso: “Non posso più svolgere la mia mansione precedente, l’azienda non ha trovato nulla da farmi fare e mi ha mandato via“.

Sono circa 700 dipendenti della Oerlikon solo a Rivoli, oltre 1.500 in tutta Italia. I compagni di lavoro di Antonio non sono stati capaci di tacere e, incoraggiati dai gruppi sindacali della Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, hanno proclamato uno sciopero di due ore per ogni turno, sono stati molti ad aderire, compresi i dipendenti di Luserna San Giovanni, vicino a Torino.

I sindacati sono convinti che una soluzione si poteva trovare, ne parla Gianni Mannori della Fiom: “I rappresentanti sindacali sono stati informati a licenziamento già avvenuto. La protesta è stata indetta anche perché è il terzo caso simile, dopo quelli che hanno riguardato due delegati Fiom negli stabilimenti di Bari e di Sommariva Bosco“.

Anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, sostiene che il gesto sia intollerabile e che i diritti basilari dei lavoratori non siano stati rispettati. Antonio Forchione ora ha tutta l’intenzione di far causa all’azienda nella speranza di ottenere un risarcimento.

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Cosa ne pensa l’autore

Marilena Carraro - Ripercorro con la mente la strada di alcune persone che conosco e mi rendo conto che questo signor Antonio non è l'unico a dover subire le conseguenze di una malattia. Penso che i sindacati siano un ausilio non indifferente, ma anche che ci dovrebbe essere qualcuno, a livello istituzionale, che si faccia garante dei diritti dei lavoratori.

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