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Milano

Milano detiene il primato per l’occupazione femminile

Il recente incremento del tasso di occupazione del capoluogo lombardo evidenzia una netta avanzata tutta al femminile. Le donne impiegate sono arrivate a 421 mila contro i 486 mila dei colleghi uomini.

Lavoro
Pubblicato il 1 marzo 2017, alle ore 21:31

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Milano detiene il primato per l’occupazione femminile
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Gli ultimi dati forniti dall’Istat in merito agli incrementi del tasso di occupazione nazionale, evidenziano una sempre maggiore preponderanza di quelle che spesso vengono definite le “quote rosa”. Nel periodo intercorrente tra novembre 2015 e novembre 2016, le nuove occupate sono state infatti 160 mila, a fronte dei soli 41 mila dei colleghi maschi.

Il dato è di per sè sorprendente, ma nella realtà di Milano assume una dimensione ancor più netta e perentoria. È a tal fine sufficiente considerare il numero degli occupati nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni: attualmente gli uomini occupati sono 486 mila, contro le 421 mila donne. Ma stando al trend in atto, in futuro l’avanzata tutta al femminile non potrà che assottigliare il divario attualmente in essere.

La cifra considera però sia i lavoratori residenti a Milano, sia l’esercito di pendolari che raggiunge quotidianamente il capoluogo lombardo. Se si considerassero i soli residenti, la forbice tra uomini e donne si assottiglierebbe ulteriormente. Del resto il tasso di occupazione femminile presente sulla piazza di Milano è pari al 64,4%. E il dato non è proprio aggiornatissimo, in quanto risale al 2014.

Ma non è c’è solo questo. L’indagine Equipe 2020 condotta da Roberto Cicciomessere e Lorenza Zanuso per conto di Italia Lavoro, ha fatto emergere delle nuove tendenze occupazionali. Un tempo un classico impiego al femminile era quello di insegnante o infermiera. Ora le donne esercitano delle professioni sempre più qualificate.

A Milano le donne si sono fatte strada sia tra i funzionari di banca che tra gli analisti finanziari. È anche sempre più facile trovare donne nei panni di agenti assicurativi e di Borsa. E non mancano avvocati, magistrati, traduttrici, giornaliste e scrittrici. Ed essendo Milano una città fortemente terziarizzata, una gran fetta delle occupate ricopre impieghi nel settore dei servizi. Aumentano quindi le responsabili delle risorse umane, le dirigenti delle agenzie del lavoro, le professioniste della moda, del marketing e della comunicazione.

Ma le sorprese non finiscono qui. Confrontando la realtà milanese con Stoccolma – città conosciuta per le pari opportunità – il capoluogo lombardo non sfigura, anzi. La capitale svedese ha sì un tasso di occupazione femminile maggiore rispetto a Milano, ma alla quantità non fa seguito la qualità. A Stoccolma molte donne continuano ad essere impiegate all’interno della Pubblica Amministrazione o nell’insegnamento.

Da qui si può concludere che sotto questo punto di vista, Milano dimostra di essere molto più moderna e affrancata di quanto non si possa immaginare.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonio Sorice - Spesso si critica l’Italia per la sua arretrata concezione legata al ruolo della donna nella vita sociale. Ma se si va ad analizzare alcune realtà, emergono delle eccellenze invidiabili a cui si dà ahimè poco risalto. E l’occupazione femminile della città di Milano è proprio una di quelle eccezioni sorprendenti. Un vero e proprio primato per lo più sconosciuto, e che imbarazzerebbe anche Stoccolma, pluri-decantata per la sua attiva compartecipazione della donna al mondo del lavoro. È proprio vero che alcune volte non serve guardare lontano, soprattutto quando le eccellenze sono già in casa.

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