Il 2026 si conferma un anno chiave per Google, Apple e Samsung, con una forte accelerazione sull’intelligenza artificiale e un’evoluzione sempre più spinta degli ecosistemi digitali. Google porta Gemini al centro della smart home e dei dispositivi connessi, mentre Apple lavora al futuro di iOS e a un possibile iPhone completamente ridisegnato. Samsung, invece, continua a sperimentare tra nuove funzioni AI, display sempre più evoluti e dispositivi audio innovativi. In tutti e tre i casi emerge una direzione comune: l’AI non è più una funzione accessoria, ma il cuore dell’esperienza tecnologica quotidiana.
Mondo Google
Frode pubblicitaria su Android: scoperto malware su centinaia di app per oltre 24 milioni di download
Una nuova campagna di frode pubblicitaria ha colpito il Play Store di Android, coinvolgendo centinaia di applicazioni infette per un totale superiore a 24 milioni di download, secondo quanto scoperto dai ricercatori di HUMAN Security nell’ambito dell’operazione denominata “Trapdoor”; il meccanismo sfruttava app apparentemente innocue, spesso presentate come utility per la pulizia del dispositivo, la lettura di PDF o l’ottimizzazione delle prestazioni, che una volta installate generavano traffico pubblicitario fraudolento e, in alcuni casi, tentavano anche la distribuzione di ulteriore malware. L’indagine del team Satori Threat Intelligence ha individuato 455 app compromesse e 183 domini utilizzati come infrastruttura di comando e controllo, evidenziando una rete piuttosto estesa e organizzata. Il funzionamento della campagna prevedeva una seconda fase più aggressiva, in cui venivano mostrati falsi avvisi di sistema o notifiche di aggiornamento per spingere gli utenti a scaricare ulteriori applicazioni controllate dagli attaccanti, attivando così WebView nascoste e richieste automatiche verso domini HTML5 per generare impression pubblicitarie non autorizzate. Al picco dell’operazione il sistema sarebbe arrivato a produrre circa 659 milioni di richieste pubblicitarie al giorno, con la maggior parte del traffico registrato negli Stati Uniti, mentre Google è già intervenuta rimuovendo tutte le applicazioni coinvolte dal Play Store, interrompendo di fatto la diffusione della campagna e riportando la situazione sotto controllo.
Gemini Built-In, Google porta la sua IA nei dispositivi smart home di terze parti
Google accelera sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nella casa connessa annunciando Gemini Built-In, una nuova piattaforma presentata durante il Google I/O 2026 e pensata per permettere ai produttori di dispositivi smart home di integrare rapidamente le funzionalità avanzate dell’AI di Mountain View all’interno dei propri prodotti; l’obiettivo è trasformare videocamere, speaker e altri gadget domestici in dispositivi molto più intelligenti, capaci di comprendere il contesto, gestire conversazioni naturali e offrire automazioni più sofisticate senza che le aziende partner debbano sviluppare da zero infrastrutture software complesse. In una prima fase Google concentrerà il progetto soprattutto su telecamere di sicurezza e speaker smart, mettendo a disposizione tecnologie derivate dalle Nest Cam come riconoscimento intelligente delle scene, analisi contestuale e strumenti collegati alla funzione Ask Home, mentre per gli speaker verranno forniti reference design completi con specifiche hardware già ottimizzate per eseguire Gemini e supportare interazioni vocali avanzate. La strategia ricorda quanto fatto anni fa con Google Assistant, ma questa volta l’ambizione appare molto più ampia, perché Gemini punta a diventare il cervello centrale dell’intera smart home. Tra i primi partner potrebbe esserci Walmart con i dispositivi Onn, dopo che nei mesi scorsi erano già emersi indizi su speaker compatibili con Gemini, dettaglio curioso considerando che Google stessa non ha ancora lanciato ufficialmente un proprio speaker basato sulla nuova IA nonostante ne parli da mesi; tutto questo conferma comunque la volontà dell’azienda di espandere rapidamente l’ecosistema Gemini oltre smartphone e PC, trasformando l’intelligenza artificiale in una componente sempre più presente negli oggetti connessi di uso quotidiano.
I limiti di Antigravity sono troppo bassi: Google interviene di nuovo
Google torna a mettere mano ai limiti d’utilizzo di Antigravity, il tool di sviluppo basato su Gemini, dopo le numerose segnalazioni degli utenti che hanno evidenziato quote considerate troppo restrittive. Nel giro di pochi giorni l’azienda è intervenuta più volte, arrivando ora a triplicare per la seconda volta i limiti dedicati agli abbonati a pagamento, con un totale che risulta fino a nove volte superiore rispetto alle impostazioni iniziali introdotte durante il Google I/O 2026. La gestione delle soglie resta però al centro delle critiche, soprattutto per la mancanza di parametri chiari e prevedibili, con molti utenti che hanno esaurito le risorse disponibili in tempi estremamente ridotti. Google ha spiegato che il consumo varia in base alla complessità dei prompt, ma l’assenza di un sistema trasparente di misurazione continua a rendere difficile comprendere davvero il funzionamento del servizio e il suo reale valore per chi sottoscrive un abbonamento.
Chromecast verso il tramonto: Google interrompe gli aggiornamenti per quasi tutta la gamma
Google sembra aver avviato silenziosamente la fase finale della storica linea Chromecast, aggiornando la propria pagina di supporto e lasciando soltanto il Chromecast con Google TV HD del 2022 tra i dispositivi ancora coperti dagli aggiornamenti di sicurezza ufficiali, mentre tutti gli altri modelli sono stati rimossi dall’elenco, inclusi Chromecast di seconda e terza generazione, Chromecast Audio, Chromecast Ultra e persino il Chromecast 4K con Google TV; una scelta che suggerisce la conclusione del supporto software attivo per gran parte della famiglia di dispositivi che negli ultimi anni ha contribuito a trasformare qualsiasi televisore in una smart TV economica e semplice da usare. Il modello HD del 2022 resta invece supportato perché rientra ancora nella finestra minima di cinque anni promessa da Google, mentre gli altri dispositivi avevano ormai superato il ciclo di vita previsto, anche se alcuni continuavano a comparire nella lista ufficiale fino a pochi mesi fa. Naturalmente questo non significa che i Chromecast smetteranno improvvisamente di funzionare: i dispositivi continuano a gestire normalmente streaming e applicazioni compatibili, ma non riceveranno più correzioni contro eventuali nuove vulnerabilità di sistema, un dettaglio che nel lungo periodo potrebbe incidere su sicurezza e compatibilità. Google continuerà probabilmente ad aggiornare singole app e servizi lato server ancora per diverso tempo, ma il messaggio appare chiaro: l’azienda sembra pronta a chiudere definitivamente un capitolo importante della propria strategia hardware per concentrarsi su una nuova generazione di soluzioni dedicate all’intrattenimento domestico.
Wear OS 7 cambia i widget: Google promette più autonomia, animazioni fluide e smartwatch più intelligenti
Google continua a rifinire l’esperienza dei suoi smartwatch con Wear OS 7 e uno dei cambiamenti più importanti riguarda la nuova generazione di widget, che non occuperanno più l’intero schermo ma adotteranno un formato più compatto e modulare pensato per migliorare usabilità, fluidità e consumi energetici; durante una sessione dedicata agli sviluppatori, l’azienda ha spiegato che il nuovo approccio è stato progettato per avvicinare il più possibile i widget di Wear OS a quelli di Android 17, così da semplificare il lavoro degli sviluppatori che potranno creare un’unica interfaccia adattabile sia a smartphone che smartwatch utilizzando semplicemente formati 2×2 o 2×1. Per gli utenti questo si tradurrà nella possibilità di creare pile di widget provenienti da app differenti, combinando informazioni legate a fitness, salute, produttività e intrattenimento in un’unica esperienza più ordinata e immediata, seguendo una filosofia già vista nei Galaxy Watch con One UI Watch. Tra le prime applicazioni compatibili figurano Spotify, WhatsApp, Peloton e Todoist, ma Google ha confermato che il supporto verrà ampliato progressivamente prima del lancio ufficiale di Wear OS 7, previsto entro l’anno, con compatibilità estesa anche ai dispositivi basati su Wear OS 4 o superiore. L’aspetto più interessante riguarda però l’ottimizzazione energetica: Google sostiene infatti che le nuove interazioni con i widget non riattiveranno continuamente le app in background, riducendo il consumo della batteria e migliorando la reattività generale del sistema grazie ad animazioni più fluide e risposte immediate. Parallelamente l’azienda sta anche rinominando i tradizionali “Tiles” di Wear OS in veri e propri widget e ha avviato il rilascio di una nuova API dedicata attraverso Jetpack Glance, mossa che punta a velocizzare lo sviluppo di esperienze più moderne e uniformi per l’intero ecosistema smartwatch Android.
Mondo Apple
Fine del supporto: iOS 27 potrebbe escludere quattro iPhone storici secondo i rumor
Apple potrebbe prepararsi a una nuova fase del ciclo di aggiornamenti con il rilascio di iOS 27, che secondo indiscrezioni emerse in vista della WWDC 2026 segnerebbe la fine del supporto per alcuni modelli ancora molto diffusi, aprendo così a una transizione verso dispositivi più recenti; i dispositivi coinvolti sarebbero iPhone 11, iPhone 11 Pro, iPhone 11 Pro Max e iPhone SE di seconda generazione, che non riceverebbero più le nuove versioni principali del sistema operativo ma continuerebbero comunque a ottenere aggiornamenti di sicurezza per un periodo successivo, in linea con la strategia di lungo supporto tipica dell’azienda. Le informazioni trapelate indicano che le novità introdotte da iOS 27, tra cambiamenti grafici e ottimizzazioni profonde del sistema, richiederebbero almeno un iPhone 12 o successivi per garantire un’esperienza completa e stabile, confermando così un naturale aggiornamento dei requisiti hardware. Nonostante la possibile esclusione di questi modelli, Apple manterrebbe comunque una delle politiche di aggiornamento più estese del settore, considerando che la serie iPhone 11 è stata lanciata nel 2019 e avrebbe quindi ricevuto circa sei anni di aggiornamenti principali, mentre per iPhone SE 2 il ciclo risulterebbe più contenuto per ragioni legate al posizionamento commerciale. Al momento si tratta di rumor non confermati ufficialmente, in attesa della WWDC 2026, dove Apple dovrebbe svelare anche una nuova versione di Siri basata su intelligenza artificiale e ulteriori evoluzioni del linguaggio visivo Liquid Glass.
iPhone del 2027, Apple prepara il modello più futuristico di sempre tra display curvo e sensori nascosti
Continuano a emergere indiscrezioni sul possibile iPhone celebrativo del ventennale che Apple potrebbe lanciare nel 2027, un dispositivo che secondo le ultime voci punterebbe a rivoluzionare completamente il design della gamma con uno schermo curvo su tutti e quattro i lati e un sistema Face ID invisibile integrato sotto il display. I rumor, rilanciati dall’insider cinese Digital Chat Station, parlano di un progetto già in fase di validazione ingegneristica e collegato direttamente alla supply chain asiatica, suggerendo che Cupertino starebbe lavorando a un dispositivo dall’aspetto quasi totalmente privo di interruzioni visive. L’obiettivo sarebbe quello di eliminare progressivamente notch, Dynamic Island e qualsiasi elemento percepibile frontalmente, mantenendo però gli elevati standard di sicurezza e qualità fotografica che caratterizzano gli iPhone. Secondo le indiscrezioni, il Face ID sotto lo schermo sarebbe la soluzione più probabile nel breve termine, mentre integrare anche la fotocamera frontale sotto il pannello rappresenterebbe una sfida tecnologica ancora più complessa, soprattutto senza compromettere foto e video. Alcune fonti ipotizzano che Apple possa replicare la strategia adottata nel 2017 con iPhone X, affiancando alla linea principale un modello speciale dedicato al ventennale dell’iPhone, capace di offrire quel forte effetto scenico necessario per celebrare uno dei prodotti più iconici della storia tecnologica moderna.
MacBook Pro OLED, parte la produzione: il salto di qualità verso la nuova generazione M6
Il passaggio ai display OLED per il futuro MacBook Pro sembra ormai sempre più concreto, con le ultime indiscrezioni che parlano dell’avvio della produzione dei pannelli destinati alla nuova generazione basata su chip M6. Secondo quanto riportato da fonti sudcoreane, il progetto sarebbe entrato nella fase decisiva grazie a Samsung Display, pronta a produrre in massa gli schermi OLED che verranno utilizzati sui modelli attesi tra fine 2026 e inizio 2027, con un primo ordine stimato attorno ai due milioni di unità. Il livello di maturità della tecnologia sarebbe già molto alto, con rese produttive che supererebbero il 90% e in alcuni casi arriverebbero fino al 95%, segno di un processo ormai stabilizzato nonostante la complessità legata a un pannello di grandi dimensioni come quello di un notebook professionale. Il salto verso l’OLED rappresenterebbe una delle evoluzioni più importanti della linea MacBook Pro degli ultimi anni, non solo per il miglioramento della qualità visiva in termini di contrasto e luminosità, ma anche per la maggiore efficienza energetica rispetto agli attuali display LCD. Le sfide tecniche restano comunque significative, soprattutto per garantire uniformità cromatica, durata nel tempo e prestazioni costanti su superfici così ampie, motivo per cui lo sviluppo procede con particolare cautela. Accanto a questa novità, si parla anche di una possibile variante ancora più avanzata con pannello touch, un cambiamento storico per macOS che potrebbe arrivare inizialmente su una versione Ultra del nuovo MacBook Pro, segnando un ulteriore passo verso un ecosistema sempre più flessibile e orientato all’interazione diretta con lo schermo.
Mondo Samsung
One UI 8.5 arriva su Galaxy S23 in Italia e Brasile: Samsung rinnova la serie con IA avanzata e nuove funzioni di sistema
Samsung ha avviato il rilascio ufficiale della versione stabile di One UI 8.5 per la serie Galaxy S23 in Brasile e Italia, coinvolgendo i modelli S23, S23 Plus e S23 Ultra, che ricevono così un aggiornamento significativo basato su Android 16 e pensato per migliorare in profondità l’esperienza d’uso quotidiana; il pacchetto software introduce una serie di ottimizzazioni strutturali che includono una nuova fluidità delle animazioni, un pannello delle impostazioni rapide più personalizzabile e una revisione delle app di sistema per rendere la navigazione più intuitiva e reattiva, mentre sul fronte delle funzionalità intelligenti cresce il ruolo dell’intelligenza artificiale con una Bixby potenziata e più contestuale, insieme a strumenti di scrittura assistita e editing fotografico aggiornati per aumentare produttività e creatività, accompagnati da miglioramenti nella gestione energetica che puntano a una maggiore efficienza della batteria su tutti i modelli della gamma; tra le novità più rilevanti spicca anche l’evoluzione del sistema Quick Share, ora compatibile con lo standard di condivisione di Apple, una mossa che amplia l’interoperabilità tra ecosistemi diversi e semplifica lo scambio di file tra dispositivi Galaxy e iPhone, segnando un ulteriore passo verso una maggiore apertura della piattaforma Samsung, mentre il rollout graduale dell’aggiornamento suggerisce che la distribuzione si estenderà progressivamente ad altri mercati nelle prossime settimane.
Galaxy S27, la possibile svolta OLED: Samsung valuta BOE per ridurre i costi
La futura serie Galaxy S27 potrebbe segnare un cambiamento strategico importante per Samsung sul fronte dei display OLED, con l’azienda che secondo indiscrezioni starebbe valutando l’utilizzo di pannelli forniti da BOE per contenere i costi di produzione, stimati in una riduzione di circa 5 dollari per unità; una cifra apparentemente ridotta ma che, su scala globale, assumerebbe un peso significativo nella gestione dei margini della gamma premium Galaxy S. Le fonti indicano che Samsung avrebbe già avviato una richiesta di informazioni tecnica e starebbe testando campioni di display per verificare la qualità rispetto agli standard interni di Samsung Display, divisione storicamente centrale nell’ecosistema del gruppo. L’eventuale apertura a un fornitore esterno come BOE rappresenterebbe un passaggio rilevante, soprattutto considerando che l’azienda cinese è già presente nella fascia media e entry level dei dispositivi Samsung, mentre l’ingresso nel segmento top di gamma segnerebbe un cambio di equilibrio nella filiera produttiva. Il contesto è quello di una crescente standardizzazione della tecnologia OLED e di una pressione sempre più forte sui costi, fattori che potrebbero spingere Samsung a diversificare i fornitori anche per i suoi modelli di punta, mentre altre indiscrezioni collegano questa possibile scelta a un’evoluzione più ampia della serie Galaxy S27, con possibili aggiornamenti di design, un maggiore utilizzo della piattaforma Exynos e l’arrivo di un modello inedito nella gamma Ultra, anche se al momento non esistono conferme ufficiali da parte dell’azienda.
Galaxy S28 Ultra, il possibile ritorno del display curvo: Samsung punta a una tecnologia ispirata al futuro iPhone 20
Il Galaxy S28 Ultra potrebbe segnare il ritorno in grande stile dei display curvi nella strategia Samsung, secondo indiscrezioni che collegano lo sviluppo interno della casa coreana a una tecnologia “3D” pensata per competere con la futura generazione di iPhone, in particolare il modello celebrativo iPhone 20, atteso con un pannello definito “quad-curved”; le fonti parlano infatti di un progetto in fase avanzata che porterebbe Samsung a sperimentare soluzioni con curvature su più lati dello schermo, pur mantenendo una piccola area piatta per garantire equilibrio tra estetica e usabilità, una scelta che potrebbe essere influenzata anche da accordi contrattuali legati ai fornitori dei display Apple, limitando l’adozione immediata di un design completamente avvolgente, mentre parallelamente si ipotizza che la stessa tecnologia possa essere utilizzata dalla Samsung non solo per la fornitura destinata ad Apple, ma anche per il proprio ecosistema mobile, trasformando così il Galaxy S28 Ultra in uno dei primi dispositivi a beneficiarne direttamente; ulteriori indiscrezioni suggeriscono che la nuova generazione di pannelli OLED curvi sarà accompagnata da un’evoluzione software della One UI, con effetti di rifrazione della luce studiati per esaltare le proprietà ottiche del display e rendere più immersiva l’esperienza visiva, in un contesto in cui anche diversi produttori cinesi starebbero lavorando a soluzioni simili per i loro top di gamma, segnalando un possibile ritorno diffuso dei display curvi come una delle principali tendenze del mercato smartphone previsto per il 2027, anche se al momento né Samsung né Apple hanno confermato ufficialmente queste informazioni.
Samsung prepara i Galaxy Buds Able: gli auricolari open-ear a clip sfidano Sony e Xiaomi
Samsung sarebbe pronta a entrare ufficialmente nel mercato degli auricolari open-ear con un nuovo modello chiamato Galaxy Buds Able, una soluzione dal design “clip-on” pensata per offrire maggiore comfort durante l’ascolto prolungato e una percezione più naturale dell’ambiente circostante. Secondo le indiscrezioni provenienti dalla Corea del Sud, gli auricolari adotteranno una struttura aperta che si aggancia lateralmente all’orecchio senza isolare completamente il canale uditivo, seguendo una filosofia già vista su prodotti come i Sony LinkBuds Clip e le recenti proposte di Xiaomi e Nothing. Il design dovrebbe includere un piccolo corpo principale collegato a una clip laterale per garantire stabilità durante attività sportive o spostamenti urbani, segmento in forte crescita negli ultimi anni grazie alla richiesta di dispositivi più comodi rispetto ai tradizionali auricolari in-ear. Le prime anticipazioni software e alcuni render trapelati nelle scorse settimane sembrano confermare questa direzione, mentre il debutto potrebbe avvenire già durante l’evento estivo dedicato ai prossimi pieghevoli Galaxy Z Fold 8 e Z Flip 8. Con questa mossa, Samsung andrebbe ad ampliare ulteriormente il proprio ecosistema audio in un settore che sta rapidamente attirando tutti i principali produttori del mercato consumer, lasciando sempre più isolata Apple, che per ora non ha ancora presentato una risposta diretta nel segmento degli auricolari open-ear a clip.