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Giucas Casella si lamenta della sua pensione da fame

Sono sempre di più i vip a trovarsi con una pensione da fame. Come riportato dal settimanale Spy, alcuni come Giucas Casella percepiscono degli assegni davvero irrisori. Ecco qual è l’importo incassato mensilmente dal famoso illusionista di origini siciliane.

Gossip
Pubblicato il 26 novembre 2018, alle ore 10:49

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Giucas Casella si lamenta della sua pensione da fame

Le pensioni continuano ancora oggi ad essere un tema di stretta attualità. Ma oltre alla celebre legge Fornero e alla più recente quota 100, un’altra implicazione relativa a questo tema riguarda l’assegno corrisposto a diversi personaggi dello spettacolo italiano. 

Questi ultimi, in più di una occasione hanno rivelato di percepire degli importi poco dignitosi, specie se rapportati alle loro lunghe carriere, talvolta anche cinquantennali. L’ultimo per ordine di tempo ad aver espresso il proprio disappunto sul trattamento economico ricevuto è stato Giucas Casella.  

Come raccontato dal celebre illusionista al settimanale Spy, l’importo della sua pensione è pari a soli 800 euro, “una cifra così ridicola rispetto a tutti i contributi che ho versato”. Da qui ha deciso di adire le vie legali facendo ricorso. “Per fortuna da buon siciliano sono stato meticoloso, perché solo con la pensione ora sarebbe impossibile vivere”. 

Secondo l’inchiesta condotta dal settimanale, anche altri vip sarebbero nelle sue stesse condizioni. È questo il caso di Enzo Paolo Turchi, che ha confessato di esserci rimasto molto male alla notizia di aver diritto a soli 740 euro al mese. “Non si può trattare così un artista, famoso o non famoso che sia, dandogli un’elemosina. Tutti i miei contributi sono spariti, la ritengo un’offesa” ha aggiunto il coreografo.  

In effetti il problema delle pensioni da fame dei vip non è certo una novità. Molto spesso il tutto è attribuibile a degli agenti disonesti, a regole antiquate o a cavilli e particolarità spesso sconosciute. È questo il caso di Wilma de Angelis, la cui pensione di 800 euro non è affatto consona con il fatto che abbia iniziato a lavorare a 16 anni. “Quando sono andata a richiedere la pensione non avevo neppure 1600 giornate lavorative versate in tutta la mia vita”. Nel suo caso, a mancare sono i contributi relativi ai 18 anni di servizio a Telemontecarlo. Il datore di lavoro, con sede nel principato, non sussistendo alcun obbligo di versamento in Italia ha di fatto creato un enorme buco nel suo estratto conto contributivo. “Questo mi ha un po’ fregata, ma non faccio nessun pianto”.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - In effetti al giorno d’oggi la pensione rimane un traguardo sempre più lontano, ma soprattutto sempre più misero. Da qui o si pensa ad altre forme di risparmio, oppure c’è il rischio di non poter più vivere serenamente la propria vecchiaia. Purtroppo paghiamo oggi gli errori e il lassismo di un tempo, quando si poteva andare in pensione con pochi anni di servizio, e soprattutto utilizzando le regole del sistema retributivo.

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