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"Past Cure": la vendetta si presenta in un gioco survival-action

"Past Cure" è il titolo presentato da Phantom8 nel passato mese di febbraio, con un survival-action apprezzabile almeno nelle intenzioni. Nella recensione scopriremo se eccelle anche per originalità e fluidità del contesto.

Games
Pubblicato il 2 marzo 2018, alle ore 13:25

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"Past Cure": la vendetta si presenta in un gioco survival-action

Past Cure” è un gioco prevalentemente di genere survival-horror che, però, omaggia anche altri generi, come le avventure grafiche e lo sparatutto; “Past Cure”, creato da Phantom8, uno studio di programmazione con sede in Germania che comprende tecnici di ogni nazionalità, ha lanciato questo ambizioso progetto senza l’aiuto di crowdfunding e di raccolte di denaro particolari.

Il protagonista di “Past Cure” è Ian, un marine con ambizioni di vendetta nei confronti delle persone che lo hanno ridotto psicologicamente ed emotivamente in una macchina da guerra, una sorta di marine iperspecializzato da inviare in ogni parte del mondo. Ian viene salvato dal fratello Markus e la storia parte da un sogno che funge da tutorial in cui tutto, mano a mano, svanisce fino al risveglio.

Il gioco è una sapiente fusione di tanti generi, un’ottima idea realizzata da Phantom8 che ha reso reale la possibilità di unire vari generi sotto un solo titolo: si passa dagli scontri a fuoco cercando riparo tra i vari luoghi (stile “Splinter Cell”, “James Bond 007” ed “Hitman”), passando per livelli interi studiati in chiave survival horror fino a puzzle da risolvere, senza dimenticare di menzionare parti di gioco dal movimento fluido alternate a violente sparatorie in stile “Call of Duty”.

I generi offerti sono tanti e possono quindi soddisfare tutti, in particolare i giocatori in cerca di qualcosa di nuovo, partendo da uno dei generi che tanto adorano giocare su PC. Se all’inizio il prodotto sembra mancare di una marcata identità, si scopre nel corso di “Past Cure” che invece c’è una fusione riuscita di tanti stili che diventa accattivante.

La realizzazione tecnica è il punto meno riuscito. La grafica punta sull’UnReal Engine, probabilmente uno dei migliori motori grafici, senza però arrivare a punti di eccellenza: una grafica precisa e definita e nulla di più, ma non va dimenticato che si tratta dell’opera di un piccolo studio di programmazione. Il difetto più lampante è quello del doppiaggio: dialoghi poco riusciti e di scena, con il labiale non sincronizzato.

Al di là dei problemi di realizzazione, il gioco conquista il giocatore mano a mano che si avanza e la sua durata è tutt’altro che breve, la storia si sviluppa per diverse ore di divertimento sempre crescente, che vede le tante modalità alternarsi tra di loro: “Past Cure” può rappresentare una delle sorprese del 2018.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - "Past Cure" è uno dei titoli che più mi ha incuriosito in questo avvio di 2018: la storia è lunga e molto varia nello suo svolgimento, le critiche di chi ritiene che si tratti di un gioco senza identità sono errate, sono una sapiente unione di vari stili, fra l'altro riuscita, un esperimento di un piccolo studio di programmazione che, anzi, andrebbe preso ad esempio dai realizzatori di saghe che ripropongono sempre ed alla lunga la stessa minestra. Il gioco meriterebbe il massimo dei voti se non ci fosse una realizzazione tecnica parzialmente carente: se la grafica è onesta, pulita ma senza troppi effetti speciali, il doppiaggio è realizzato da attori non professionisti e con una brutta sincronizzazione dei dialoghi con il labiale. Nel totale, "Past Cure" merita una valutazione di quattro stelle su un massimo di cinque.

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