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Mika Hakkinen su Vettel e la Ferrari: “Per battere Hamilton dovranno essere perfetti”.

Mika Hakkinen è assai critico sulle possibilità di Vettel di poter superare Hamilton in classifica. L’unico modo per riacciuffare la leadership rimane la perfezione, rivedendo allo stesso tempo quella strategia del muretto che è mancata invece a Monza

Formula 1
Pubblicato il 11 settembre 2018, alle ore 10:18

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Mika Hakkinen su Vettel e la Ferrari: “Per battere Hamilton dovranno essere perfetti”.

Mika Hakkinen non ha nascosto i suoi più che fondati dubbi sulle possibilità della Ferrari di vincere il mondiale di Formula 1. Lui che vent’anni fa si ritrovò a lottare per il campionato contro la Ferrari di Michael Schumacher, è perfettamente al corrente che a questo punto della stagione non si possono certo tralasciare i dettagli.

La gara di Monza ha di fatto ridotto quelle che sono le chances iridate del Cavallino. Supportato egregiamente dal muretto, Lewis Hamilton è riuscito a centrare una vittoria del tutto inimmaginabile solo ventiquattro ore prima, quando la Ferrari era riuscita a monopolizzare l’intera prima fila dello schieramento.

Le critiche di Hakkinen

Ed è proprio questo il punto che il due volte campione del mondo della McLaren ha aspramente criticato. La strategia dei box Ferrari è apparsa lacunosa e sconnessa, mentre in casa Mercedes non hanno sbagliato di una virgola. In questo modo sono riusciti a portarsi a casa un successo contro quella che viene sempre più considerata la monoposto più forte del lotto.

Sul punto il finnico è stato davvero eloquente. “Nessuno può dire che Lewis si trova al comando grazie al vantaggio prestazionale della Mercedes. Ha dimostrato un grande abilità in gara e non ha commesso gli errori che invece ha commesso Seb, specialmente in partenza. Ma ha avuto anche dei grossi benefici dalla fantastica partnership con Valtteri Bottas”.

Ovviamente a sette gare dalla fine tutto è ancora possibile, ma i 30 punti di distacco cominciano a pesare sulla contabilità del campionato. Da qui anche a Maranello dovranno incominciare a prendere le dovute contromosse. Il tutto partendo magari da quegli ordini di squadra tanto in voga durante l’era Schumacher, e messi allora sotto accusa non solo dalla concorrenza, ma anche dalla stampa. Di quanto avvenuto a Zeltweg nel 2002 se ne parlò per anni, e ad oggi rimane uno dei momenti più bui della storia recente della Rossa. Eppure se all’epoca la Ferrari venne additata per la sua scriteriata politica di team orders, oggi è paradossalmente sotto accusa per il motivo esattamente opposto.

Dal momento in cui si sono spente le luci dei semafori, è stato chiaro che la Ferrari aveva una coppia di piloti in gara l’uno contro l’altro. In Mercedes, invece, si lavorava insieme. È stato un errore di leadership e di strategia, quello di non sedersi sabato sera con Kimi e Sebastian per pianificare come sarebbe dovuta andare la gara”.

La soluzione proposta dal campione del mondo 1998 e 1999 è a questo punto molto semplice. “Per battere Lewis, adesso dovranno lavorare alla perfezione in tutti i fine settimana, magari sperando che i loro rivali abbiano anche qualche problema…”. In altre parole la Ferrari non potrà più concedersi nessun passo falso, e per riaprire il mondiale dovrà non solo vincere, ma sperare anche in qualche errore o guasto dei competitors tedeschi.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Purtroppo anche quest’anno la Ferrari sta sprecando l’ennesima possibilità di vincere il campionato. Eppure era da anni che non disponeva di una monoposto di primo livello. Ma c’è da tener conto che nella Formula 1 di oggi gli errori si pagano a caro prezzo. Con un sistema di punteggio che premia la costanza, un solo stop può diventare decisivo per le sorti del campionato. E poi c’è il problema degli ordini di squadra, gli stessi che nei primi anni 2000 consentirono a Schumacher di vincere più facilmente 5 titoli mondiali consecutivi. Eppure la storia insegna cosa sia successo lasciando liberi due galli nello stesso pollaio. Come si suol dire, tra i due litiganti il terzo gode.

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