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USA: donna trova troppo ghiaccio nel bicchiere e fa causa a Starbucks

Una giovane donna di Chicago ha portato in giudizio la famosa catena di caffetteria, poiché ha rinvenuto nella sua bibita una percentuale di ghiaccio eccessiva, richiedendo un risarcimento di 5 milioni di dollari

Esteri
Pubblicato il 4 maggio 2016, alle ore 14:45

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USA: donna trova troppo ghiaccio nel bicchiere e fa causa a Starbucks

E’ vero che spesso quando acquistiamo dei prodotti alimentari, siamo distratti dalle belle confezioni e siamo invece poco attenti ai contenuti. Cosa che invece non è sfuggita ad una signora di Chicago, tale Stacy Pincus, che bevendo il suo drink si è resa conto che la quantità non corrispondeva a quella che la pubblicità della stessa bevanda lasciava intendere, da qui la decisione di portare in giudizio la multinazionale.

Se effettivamente si accertasse che in tutti questi anni la Starbucks avesse truffato i suoi clienti sarebbe sicuramente un duro colpo per l’azienda, che potrebbe avere un peso non indifferente nella sua espansione globale. Infatti, conta più di ventimila caffetterie in tutto il mondo, con una stabile presenza in più di 67 Paesi.

Il crescente successo della Starbucks è iniziato dal 1971 quando tre giovani amici decisero di aprire la prima caffetteria a Seattle che portasse il sapore del caffè italiano anche oltreoceano, ma oggi sembra che, in attesa della sentenza della Corte di Chicago, ci possa essere una battuta d’arresto.

Stacy Pincus, intervistata da alcuni giornalisti, tiene a precisare che l’unica cosa che l’azienda pubblicizza sui suoi menù è la dimensione delle bevande fredde – in termini quindi di grande, medio e piccolo – ma non dà alcuna indicazione circa la quantità di bevanda effettivamente contenuta, quindi acquistata dal cliente.

La signora ha appurato anche che il Cold drink da “Venti” dovrebbe contenere circa 24 once di bevanda, ma secondo i risultati di un’analisi effettuata, ne conterrebbe solo 14. Il resto? Ghiaccio, permettetemi di aggiungere ovviamente.

La Starbucks respinge ogni accusa e ritiene la causa assolutamente infondata. Aggiungendo che i clienti non hanno mai lamentato di trovare troppo ghiaccio nelle bevande, ma se lo desiderano si può pensare di rideterminare la quantità di ghiaccio da inserire in ogni bevanda.

Sulla scia di questa iniziativa giudiziaria, forse anche altre grandi multinazionali del fast-food potrebbero rivedere i contenuti dei loro drink, per non ritrovarsi presto con altre lamentele o peggio ancora cause giudiziarie, come quella proposta da Stacy Pincus.

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Cosa ne pensa l’autore
Tiziana Terranova

Tiziana Terranova - Se fosse effettivamente accertato quanto affermato dalla signora Pincus, l'azienda farebbe bene a fare marcia indietro e a porre rimedio al reato commesso. Il problema è anche quello che se da una lato un'azienda utilizza tutte le strategie di marketing per abbindolare, dall'altra parte il consumatore è molto spesso poco informato e per niente attento alla sua salute. Dunque acquista senza capire cosa sta acquistando, meno che mai si assicura se ciò che pensa di aver acquistato, corrisponda poi effettivamente al prodotto.

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