Una mamma statunitense: "Mio figlio è un gatto ma il veterinario non l’ha voluto curare, l’ha discriminato"

Il veterinario ha spiegato alla mamma del ragazzo che, anche se avesse voluto, legalmente non sarebbe stato in grado di prendere suo figlio in cura, citando restrizioni normative.

Una mamma statunitense: "Mio figlio è un gatto ma il veterinario non l’ha voluto curare, l’ha discriminato"

Essere intrappolati in un corpo che non ci appartiene appieno è un’esperienza davvero difficile. La disforia di specie è una condizione in cui si avverte un disagio significativo a causa della percezione di essere intrappolati in un corpo di un’altra specie. In questo caso, la persona non si identifica completamente con la sua umanità, ma piuttosto con quella di un’altra razza.

Kass Theaz, una madre residente negli Stati Uniti, ha recentemente condiviso un video su TikTok (@isatandstared) che ha rapidamente catturato l’attenzione di molti utenti. Nel video, ha condiviso una situazione sconcertante: un veterinario ha scelto di non fornire cure al figlio, il quale si identifica come un gatto.

Secondo quanto riferito dalla donna, dato che suo figlio si identifica come un animale, ritiene che dovrebbe essere trattato di conseguenza, rispettando la sua identità e le sue esigenze. Questo solleva questioni complesse riguardo al trattamento medico appropriato per il bambino che si identifica come un gatto. Secondo quanto affermato dalla madre, se il bambino-gatto dovesse affrontare problemi di salute, sarebbe logico e necessario portarlo da un veterinario anziché da un medico tradizionale

Nel video, la madre ha condiviso il dilemma che sta affrontando. “Mio figlio si identifica come un gatto,” ha spiegato, “ma mi sono ritrovata nella situazione frustrante di non poterlo portare da un veterinario quando ha bisogno di cure”. La donna, poi, prosegue affermando che ha provato, ma il veterinario ha rifiutato, sostenendo che, essendo dotato di un’anatomia umana, non avrebbe avuto le competenze per trattarlo adeguatamente. Ma questo non è stato l’unico ostacolo. La madre ha continuato a descrivere l’insistenza dell’uomo nel sottolineare che, “legalmente, non potrebbe intervenire nella sua cura“.

La donna ha continuato esprimendo il suo disappunto: “Penso che sia una chiara forma di discriminazione perché, se mio figlio afferma di essere un gatto, allora è un gatto e dovrebbe essere trattato di conseguenza“. Tuttavia, ha anche rivelato di non avere intenzione di intraprendere azioni legali contro il veterinario, poiché è consapevole delle possibili conseguenze sulla sua licenza professionale. 

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