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Turchia, ergastolo per 6 giornalisti: "Sostegno a Gulen"

Tra i condannati figurano i fratelli Ahmet e Mehmet Altan. Sono stati accusati di aver tentato di “sovvertire l’ordine costituzionale” in relazione al fallito golpe del luglio del 2016

Esteri
Pubblicato il 16 febbraio 2018, alle ore 17:58

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Turchia, ergastolo per 6 giornalisti: "Sostegno a Gulen"

In Turchia è accaduto per l’ennesima volta quello che molte persone temevano. I fratelli Ahmet e Mehmet Altan e altri quattro giornalisti hanno subìto una condanna all’ergastolo, con l’accusa di aver cercato di sovvertire l’ordine costituzionale mediante il sostegno alla rete di Gulen. 

Il tribunale di Istanbul li ha giudicati colpevoli di essere parte integrante dell’organizzazione Feto, ovvero il network di Fethullah Gulen, ex imam autoesiliatosi negli Stati Uniti. Egli era alcuni decenni fa un potentissimo leader di una corrente della destra islamica turca e alleato del Presidente Recep Tayyip Erdogan contro gli apparati laici. Oggi è invece considerato il nemico numero uno del Paese, secondo alcune fonti addirittura il mandante morale del golpe fallito del luglio 2016

In Turchia 6 giornalisti condannati all’ergastolo

Insieme con i fratelli Altan, figli del grande intellettuale turco, Cetin Altan, sono finiti in galera altri tre reporter che in passato avevano lavorato per testate di proprietà dell’ex imam, che in varie circostanze avevano supportato il presidente Erdogan nelle sue campagne elettorali, almeno fino al 2010.

È proprio questo il paradosso di questa ’Nuova Turchia’. Si fa la guerra e si perseguitano tutti coloro i quali, fino a non molto tempo fa, sembravano aderire all’azione dell’Akp, il Partito che guida la Turchia dal 2002, verso quella che veniva spacciata come una strada pienamente democratica. 

Attualmente nel paese della Mezzaluna sono circa 51mila le persone in carcere con l’accusa di golpismo o di associazione a organizzazione terroristica, di matrice gulenista o curda. Altre 134mila hanno perso il loro lavoro in seguito al golpe fallito un anno e mezzo fa.

Ciò che accadde realmente quella notte rimane ancora oggi un mistero, soprattutto per via dell’alto numero di giornalisti in carcere. Ad ogni modo, quelle ore drammatiche sono state seguite da un contro golpe da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan che gli ha permesso di stroncare migliaia di oppositori, veri o presunti tali.  

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Cosa ne pensa l’autore
Luca Santini

Luca Santini - Il Presidente turco continua nella sua opera di pulizia e di persecuzione nei confronti di tutti gli esponenti del mondo giornalistico e accademico in qualche modo in disaccordo con la sua linea politica. Il fallito golpe del luglio 2016 ha senza dubbio costituito uno spartiacque per il futuro del Paese, che sembra ormai destinato ad una deriva autoritaria.

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