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Stati Uniti: chiuso il primo bordello di sexy bambole robot

Il consiglio comunale di Houston ha bloccato l’apertura del primo bordello di sexy robot degli Stati Uniti. Per il sindaco l’iniziativa mal si addice con il tipo di pubblicità che le istituzioni mettono in atto per attirare i turisti.

Esteri
Pubblicato il 10 ottobre 2018, alle ore 13:33

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Stati Uniti: chiuso il primo bordello di sexy bambole robot

Doveva essere il primo bordello degli Stati Uniti popolato da sexy bambole robot, invece non se ne farà nulla. A bloccare l’iniziativa dell’imprenditore Yuval Gavriel, il fondatore della catena KinkySdollS, è stato il consiglio comunale nonché il sindaco di Houston, la città texana dove era attesa l’apertura della casa chiusa a base di bambole di silicone.

Secondo quanto si può apprendere dal Mirror, l’escamotage utilizzato per impedire l’apertura dei battenti sarebbe stato quello di tirare in ballo una vecchia ordinanza che mette a freno “i business atti a favorire la pratica del sesso con oggetti inanimati”. Yuval Gavriel ha però fatto sapere di non avere alcuna intenzione di mollare. Si prospetta quindi una battaglia legale dai risvolti al momento imprevedibili.

Le reazioni e il rifiuto

Solo un mese fa l’imprenditore a capo della catena con sede a Toronto, aveva concesso un’intervista al Washington Examiner. Qui aveva illustrato il suo piano volto ad aprire, entro il 2020, dieci store negli Stati Uniti. A sua detta le prospettive di crescita non potevano che essere allettanti, tanto da spingersi a considerarlo un sicuro successo. Quello statunitense veniva da lui stesso visto come “un mercato interessante, dove manca una regolamentazione in materia. Dio benedica il presidente Donald Trump”.

Ma il primo bordello di bambole robot ha presto sollevato l’indignazione della comunità locale. Lo stesso primo cittadino di Houston ha voluto precisare che il business non rientra affatto nel “tipo di attività per cui facciamo pubblicità, o cerchiamo di attrarre turisti”. Anche diverse associazioni religiose non hanno potuto che schierarsi contro quello che si prospetta possa fare fiorire un intenso traffico sessuale.

KinkySdollS, società che ha già aperto il suo primo store a Toronto, si è fatto presto conoscere per essere in grado di fornire dei robot atti a soddisfare i bisogni anche dei più esigenti. Oltre ad essere noleggiabili per un paio d’ore, la compagnia prevede la possibilità di vendere le bambole ad un prezzo base di 2.500 dollari, anche se i modelli più complessi e costosi continueranno a non essere acquistabili dal pubblico. Resta ad ogni modo il dubbio su come andrà a finire la vicenda giudiziaria, anche perché il negozio oltre a risultare perfettamente legale, non è classificato nemmeno come attività orientata al sesso.  

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Tralasciando quello che per molti sarà il ribrezzo al solo pensiero di poter entrare in un bordello in cui operano sexy robot di silicone, quello che emerge è in prima battuta il vuoto normativo. Probabilmente è propria su questa lacuna che Yuval Gavriel vuole far leva per spuntare la non semplice vertenza legale.

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