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Siria: sospetto attacco chimico nella regione di Ghuta

Stando a quanto riportano alcune Ong, un bimbo sarebbe morto, e diversi civili hanno sintomi da soffocamento. Al momento, tuttavia non vi è alcuna certezza al riguardo

Esteri
Pubblicato il 26 febbraio 2018, alle ore 16:00

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Siria: sospetto attacco chimico nella regione di Ghuta

A partire dalla giornata di domani, per cinque ore ogni giorno, dalle 9 alle 14, saranno osservate delle “tregue umanitarie” per consentire ai civili di abbandonare la zona di Ghuta est, sotto il fuoco delle forze del regime siriano. E’ quanto ha annunciato il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu, citato dall’agenzia Ria Novosti, precisando che la decisione è stata presa su ordine del Presidente Vladimir Putin. 

L’Osservatorio nazionale siriano ha avanzato il sospetto che le forze governative di Assad abbiano lanciato un attacco chimico con cloro su Al-Shifuniyah, nella Ghuta orientale. “Diversi civili hanno avuto sintomi di soffocamento, un bimbo è morto“, racconta l’Ong, precisando di non avere ancora informazioni dettagliate e certe sull’episodio e sulla natura delle armi usate nel raid.

Presunto attacco chimico in Siria

Le notizie in merito all’utilizoo di armi chimiche a Ghuta est da parte delle truppe di Assad sono “una provocazione” mirata a sabotare la tregua. Queste sarebbero le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov.

La Ghuta orientale non può più aspettare e la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Siria deve essere attuata “immediatamente”. Lo ha affermato nella giornata di oggi a Ginevra il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Almeno 25 civili, di cui 7 bambini, sono stati uccisi in seguito ad un raid compiuto da aerei della Coalizione internazionale a guida Usa contro una sacca di territorio ancora controllato dall’Isis nella regione orientale della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Gli attacchi sono stati effettuati sul villaggio di Al Shaafah, a nord dell’ex bastione dello Stato islamico di Abu Kamal, nei pressi del confine con l’Iraq.

Le forze speciali della polizia e della gendarmeria turca sono entrate questa mattina nell’enclave curda di Afrin, nel nord-ovest della Siria, sotto il fuoco di Ankara da oltre un mese. Il loro compito principale, secondo i media locali, sarà quello di contrastare possibili infiltrazioni di miliziani curdi dell’Ypg nei villaggi già passati sotto il controllo delle truppe di Erdogan e di partecipare all’assedio del centro urbano di Afrin.

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Cosa ne pensa l’autore
Luca Santini

Luca Santini - La situazione in Siria rimane assolutamente drammatica. Le varie fazioni in lotta e gli interessi in gioco sono davvero molteplici e sembra praticamente impossibile riuscire a trovare una soluzione di compromesso soddisfacente per tutti. In questo contesto, continua a crescere il bilancio delle vittime civili. I provvedimenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu non sembrano riuscire ad avere alcun impatto.

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