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Polonia, incriminati due turisti ungheresi: volevano rubare dei mattoni dal crematorio di Auschwitz

Due turisti ungheresi sono stati sorpresi mentre cercavano di impossessarsi di alcuni mattoni del crematorio di Auschwitz. Dopo aver ammesso le proprie responsabilità, le autorità hanno comminato loro una multa di circa 350 euro.

Esteri
Pubblicato il 16 luglio 2018, alle ore 20:27

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Polonia, incriminati due turisti ungheresi: volevano rubare dei mattoni dal crematorio di Auschwitz

Oltre che per monumenti e opere d’arte, i turisti vanno spesso a caccia di souvenir. In alcuni casi non si accontentano però di quelli più comuni che è possibile acquistare presso le bancarelle, preferendo tornare a casa con qualcosa di più concreto. Da qui, se c’è l’occasione, non disdegnano di portarsi via dei veri e propri “pezzi di storia”.

È questo il caso di due turisti ungheresi, che una volta terminata la loro visita presso il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, hanno anche pensato bene di appropriarsi di alcuni mattoni di quello che un tempo era il forno crematorio del campo.

Come riferito dalle autorità polacche, una donna di 30 anni e un uomo di 36 sono stati sorpresi da una coppia di inglesi mentre cercavano di trafugare i mattoni dalle rovine del crematorio numero 2. Di fronte alle forze dell’ordine, i due turisti magiari non hanno potuto far altro che confessare il loro gesto deplorevole, giustificandosi di non essersi resi conto delle conseguenze delle loro azioni: la loro unica intenzione era quella di portarsi a casa un ricordo di quel luogo.

Accusati di furto di un bene culturale, si sono visti comminare una multa per 1.500 zloty ciascuno, circa 350 euro. Inoltre è stata loro inflitta una condanna ad un anno di carcere con la sospensione condizionale. Secondo il regolamento che disciplina le visite all’interno del luogo simbolo dell’olocausto nazista, tutti gli oggetti presenti nell’ex lager sono tutelati dalle normative polacche sui beni culturali. Ogni indebita appropriazione è quindi punita dalla legge.

Non è comunque la prima volta che si verificano atti che deturpano i resti del campo liberato il 27 gennaio 1945 dai soldati dell’armata rossa. Qualche anno fa fece scalpore il furto della targa di ingresso con la dicitura “Arbeit macht frei” mentre, solo alcuni mesi fa, un visitatore 19enne di origine israeliana era stato arrestato per aver urinato su un memoriale dedicato alle vittime dell’olocausto. Lo scorso anno una studentessa, discendente di alcuni internati del campo, aveva invece sottratto alcuni oggetti per esporli all’interno di una mostra. Oltre ad essere stata denunciata, la ragazza è stata anche condannata dal museo, che ha definito il furto un atto gravissimo ed ingiustificabile.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Per chi visita Auschwitz, il contesto in cui si viene immersi dovrebbe far pensare a ben altro che rubare dei mattoni. Evidentemente, non è così per tutti: qualcuno pensa infatti di potersi appropriare di qualunque cosa gli capiti a tiro. Se tutti dovessero fare così, di quello che fu Auschwitz non rimarrebbe niente, e con esso svanirebbe anche la memoria di quello che fu uno dei periodi più neri della storia dell’umanità.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

16 luglio 2018 - 20:28:50

Considerando che gli ungheresi hanno avuto le croci frecciate, durante la seconda guerra mondiale, le motivazioni dei due turisti non mi convincono tanto.

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