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Medici Senza Frontiere torna in mare. Le Ong sfidano Roma e Tripoli

Medici Senza Frontiere leva l'àncora per tornare a recuperare i profughi in mare e avverte: "Rifiuteremo l'ordine di sbarcare in Libia". In barba agli accordi internazionali.

Esteri
Pubblicato il 1 agosto 2018, alle ore 22:57

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Medici Senza Frontiere torna in mare. Le Ong sfidano Roma e Tripoli

Teste dure questi delle Ong, non c’è che dire. Le associazioni di Medici Senza Frontiere ed Sos Mediterranée hanno fatto sapere che torneranno in mare a raccogliere profughi, evidenziano anche che non seguiranno le indicazioni del governo italiano sulla responsabilità della Libia nelle operazioni di salvataggio e di rimpatrio dei migranti.

È difficile dire chi comanda per davvero in questo mondo. Se la politica ha ancora un ruolo o se comandano gli interessi economici. Resta il fatto che l’Unione Europea sta rivedendo i piani operativi della missione Sophia, riconoscendo il nuovo Centro di Coordinamento libico e sollevando l’Italia dal dover intervenire al di fuori dei propri confini marittimi.

È la Libia adesso che comanda. È Tripoli che nel suo mare dovrà e potrà mettere in atto le operazioni di salvataggio e riportare i profughi sulle sue coste. Ma MSF assicura che la loro nave “continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo e nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime”.

Di quale rispetto per le convenzioni internazionali stiano parlando non è ancora chiaro. Dato che MSF ha aggiunto anche che non sbarcherà in Libia le persone soccorse in mare, perché Tripoli non sarebbe un porto sicuro, manifestando l’intenzione di violare i nuovi accordi marittimi decisi dai governi internazionali e sistematicamente violati dalle navi delle Ong.

Si profila all’orizzonte un braccio di ferro tra Ong e Libia? Sembrerebbe di sì, visto l’aria di che si respira. Una nave che recuperasse un barcone in acque libiche cosa farà? Contatterà Tripoli o Roma, che ha già fatto sapere che i suoi porti restano chiusi e che delegherà la responsabilità del salvataggio e del rimpatrio alla Libia?

In ogni caso, MSF sostiene che rifiuterà “qualunque ordine da parte delle autorità marittime di sbarcare in Libia persone soccorse in mare o di trasferirle su qualunque altra nave che le porterebbe in Africa”. Un modo sicuro per creare un nuovo caso Acquarius. Con le imbarcazioni in stallo in alto mare in attesa di un nuovo, snervante, accordo politico.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - La mossa di MSF ha il sapore di un deliberato e palese attacco alle sovranità nazionali. Un attentato alla libertà e alla sicurezza di popoli esausti per la continua invasione dei migranti. È una dimostrazione arrogante della mancanza di rispetto da parte dei MSF nei confronti dei trattati internazionali. Navi che, come stanno dimostrando le indagini degli inquirenti, spesso e volentieri sono colluse con gli scafisti perché anche loro - le Ong - ricevono il loro bravo tornaconto economico mascherato da filantropia.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

02 agosto 2018 - 22:26:47

Bisognerebbe capire per bene da chi ricevono i finanziamenti. Una "filiera della trasparenza".

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