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Francia: chiama il 118 perché sta male ma nessuno le crede. Muore dopo poche ore

Una ragazza di 22 anni, Naomi Musenga, chiama il 118 perché sta male, ma viene derisa dalle operatrici che non le credono e non allertano i medici. Naomi muore dopo poche ore per emorragia interna. Aperto il caso: negligenza o razzismo?

Esteri
Pubblicato il 10 maggio 2018, alle ore 12:10

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Francia: chiama il 118 perché sta male ma nessuno le crede. Muore dopo poche ore

La Francia è sconvolta dopo la pubblicazione di una telefonata riguardante la 22enne Naomi Musenga, morta in seguito ad uno shock emorragico. La giovane fu derisa dalle operatrici del 118, in quanto non credevano che stesse davvero male, tanto da non avviare le procedure di soccorso ed allertare un’ambulanza.

Naomi morì qualche ora dopo per una grave emorragia interna. I fatti risalgono al 29 Dicembre del 2017, ma soltanto il 27 Aprile sono stati diffusi gli audio delle telefonate, scatenando così la polemica e l’indignazione. Sui social è presente l’hashtag #justicepournaomi. Nel frattempo il Ministro della Sanità francese ha aperto un’inchiesta per individuare eventuali negligenze e colpevoli.

La telefonata shock al 118

La diffusione delle registrazioni delle operatrici del servizio di emergenza ha colpito e scatenato l’opinione pubblica. Il 29 Dicembre, infatti, Naomi chiama il 118 chiedendo aiuto perché sta male, l’operatrice commenta così la sua richiesta di soccorso ad una collega: “Mi ha detto che sta per morire. Ha 22 anni, le fa male la pancia, ha le sue cose ma non è quello apparentemente, ha la febbre e dice che morirà” e poi ride; l’altra operatrice risponde: “Ah certo, morirà un giorno, questo è sicuro”.

L’operatrice riprende poi la telefonata con Naomi, che a fatica continua a spiegare i propri sintomi. A quel punto l’addetta del servizio d’emergenza chiede alla giovane di riattaccare e nel caso chiamare la guardia medica. La ragazza, tra forti dolori, chiama i medici che si recano con urgenza all’abitazione di Naomi, la giovane era cosciente ma aveva ripetuti arresti cardiaci. Naomi Musenga morì in ospedale dopo 6 ore dalla prima richiesta d’aiuto per le sue condizioni critiche, la diagnosi fu cedimento multiviscerale per shock emorragico.

Sospensione dell’operatrice ed inchiesta

La procura di Strasburgo ha aperto un’inchiesta preliminare per accertare le cause della morta di Noemi, con l’accusa di omissione di soccorso a persona in pericolo. L’operatrice del Servizio d’assistenza medica è stata sospesa in maniera precauzionale. Il presidente del Samu ha definito il comportamento delle due operatrici “inaccettabile”, oltre alla mancata applicazione della procedura.

La famiglia della giovane ha chiesto l’apertura di un’indagine giudiziaria; non hanno dubbi che il decesso di Naomi sia dovuto alla negligenza dell’operatrice. Al giornale Franceinfo, la sorella della ragazza ha dichiarato: “Naomi era da sola, ha detto che stava per morire, le sue lenzuola erano sporche. Nessuno dovrebbe morire in queste condizioni. E’ ora che si sappia. Naomi, in quanto essere umano, semplicemente, aveva il diritto di essere soccorsa, di essere curata. Non deve accadere di nuovo”.

Sui social è stato diffuso l’hashtag “#justicepournaomi come segno di protesta. Per molti la mancata risposta alla richiesta d’aiuto è una questione di razzismo, in quanto in una delle registrazioni viene chiesto lo spelling del suo cognome con un tono definito di disprezzo.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Una telefonata allarmante che ricorda e porta alla luce i molti casi di malasanità purtroppo diffusi. Gli operatori, e in generale il personale medico, sono tenuti ad accertarsi delle condizioni di salute di chi richiede aiuto anche se si pensa sia soltanto "un falso allarme". E' essenziale che vengano eseguite le giuste indagini ed individuare eventuali responsabili.

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