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Florida, picchia la bambina di 7 settimane fino ad ucciderla: non smetteva di piangere

"Non smetteva di piangere", questa è la motivazione raccontata dal 29enne che ha picchiato la figlia di 7 settimane fino ad ucciderla. La confessione arriva dopo l'autopsia della vittima.

Esteri
Pubblicato il 28 novembre 2018, alle ore 12:39

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Florida, picchia la bambina di 7 settimane fino ad ucciderla: non smetteva di piangere

Una motivazione choc quella data da un 29enne della Florida, che ha colpito la figlia di 7 settimane fino a causarle un trauma cranico che l’ha portata alla morte. La confessione del ragazzo arriva dopo aver eseguito l’autopsia sul corpo della bambina, poichè quanto testimoniato ai soccorsi, chiamati proprio dal padre, sembrava strano e poco credibile.

Rimasto a casa da solo con la bambina di sole sette settimane, Artem Eydelman non riusciva a gestire la bimba ed il suo pianto insistente. La madre della piccola era andata a lavorare e, nonostante sapesse che il padre biologico della figlia non fosse il 29enne, non avrebbe mai pensato di ritrovarsi di fronte ad una fine tanto tragica al suo ritorno.

La violenza e la morte qualche giorno dopo

Artem Eydelman, innervosito dal pianto della bambina mentre le cambiava il pannolino, ha iniziato a colpirla violentemente fino a quando la bimba ha perso i sensi. Dopo aver chiamato i soccorsi, il ragazzo ha affermato di aver messo a dormire la figlia per poi ritrovarla incosciente poco dopo, senza capirne le cause. La bambina è rimasta in terapia intensiva per qualche giorno a causa di un trauma cranico che le è stato diagnosticato al suo arrivo in ospedale. Dopo qualche giorno, però, la piccola ha perso la vita.

Disposta l‘autopsia sul corpo della bambina a causa dell’importante trauma subito, si sono scoperti i segni delle percosse fatte dall’uomo. Messo alle strette dalla polizia, Artem Eydelman ha confessato di aver picchiato la bambina fino a ridurla in quelle condizioni. Per giustificare le sue azioni, ha affermato che la piccola non smetteva di piangere, avendolo fatto così uscire di senno.

Artem Eydelman non era il padre biologico della piccola, ma ha incontrato la madre quando era incinta di 3 mesi, ed insieme hanno deciso di crescere la nascitura come se fosse la figlia di entrambi.

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Ennesimo caso di violenza su un minore, in questo caso su una creatura che aveva appena 7 settimane di vita. Qualcosa di inaccettabile che non dovrebbe neanche esistere nei pensieri di una persona, ed invece lo troviamo di continuo e quotidianamente nelle prime pagine dei giornali. Avrà mai fine tutta questa violenza?

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