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Elezioni in Russia: l’inquietante carta bianca a Putin

Vladimir Putin ha vinto le elezioni con il 76% dei voti. 18 anni di abuso di potere e un evidente declino del Paese non hanno dissuaso i russi, la maggioranza dei quali ha dimostrato di essere antidemocratica.

Esteri
Pubblicato il 19 marzo 2018, alle ore 14:49

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Elezioni in Russia: l’inquietante carta bianca a Putin

Vladimir Putin ha vinto. Proprio un brutto periodo per la democrazia: abolizione del limite dei due mandati presidenziali in Cina con Xi Jinping presidente a vita e trionfo, alle elezioni russe, dell’ex agente del KGB al potere dal 1999. Due autocrati, al vertice.

Come previsto, gli elettori russi hanno confermato l’immenso potere di Vladimir Putin, di nuovo. La sua clamorosa vittoria è indiscutibile, tuttavia la Russia scivola sempre di più lungo il sentiero dell’autoritarismo. Infatti Putin ha finito per convertirsi in un nuovo zar, senza corona ma con trono, che esercita un potere onnicomprensivo senza contrappesi interni e con un’opposizione schiacciata.

Il suo massimo rivale Alexéi Navalni non ha potuto partecipare alle elezioni presidenziali perché opportunamente inabilitato in seguito agli sviluppi delle sue indagini sulla corruzione dell’élite vicina al Cremlino. È evidente comee Putin sia riuscito a msntenere un’enorme popolarità, che non è stata scalfita neppure dal suo fallimento economico. La super potenza in campo militare e geopolitico, ha ancora un’economia quasi da terzo mondo. In questi due decenni i governanti non sono stati capaci di fare le riforme strutturali necessarie e negli ultimi cinque anni il livello di vita dei cittadini è sceso quasi del 20%.

Tutto ciò accade senza che a Putin ne venga passato il conto. Perché l’ex funzionario del KGB ha saputo costruire un’immagine di sé come il garante della stabilità, della sicurezza e della grandezza del paese, valori che per i russi hanno più peso della situazione economica, delle libertà individuali e del rispetto dei diritti umani, essenziali invece in Occidente.

Il presidente ha sfruttato una dialettica dello scontro con le democrazie occidentali che ricorda i tempi della Guerra Fredda. E, allo stesso tempo, mantiene una fervida diplomazia bellica che ha portato la Russia ad ​annettere impunemente la Crimea, a segnare le regole in Medio Oriente con il suo intervento decisivo in Siria, o ad affrontare i suoi vicini, la Georgia o l’Ucraina. Un rinnovato nazionalismo che si è rivelato molto efficace alle urne.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

20 marzo 2018 - 11:43:26

Beh, problemi (seri) di democrazia a parte, tutto questo declino non lo vedo: era dai tempi dell'URSS che la Russia non pesava tanto in campo internazionale. E parliamo di solo 1 degli stati della C.S.I.

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