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Egitto: Al Sisi ottiene il 90% dei voti con un’affluenza ai minimi storici

Al Sisi ha vinto: i risultati preliminari delle elezioni presidenziali egiziane rivelano la sua vittoria con il 90% dei voti. In un clima di minacce agli astensionisti e arresti degli avversari, l'affluenza alle urne è stata del 37%.

Esteri
Pubblicato il 29 marzo 2018, alle ore 18:24

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Egitto: Al Sisi ottiene il 90% dei voti con un’affluenza ai minimi storici

In un clima di denunce di compravendita di voti e di minacce agli astensionisti, i risultati preliminari delle elezioni in Egitto, cucite su misura del presidente Abdelfatah al Sisi, confermano la sua prevedibile vittoria: avrebbe ottenuto circa il 90% dei voti, quasi sette punti in mento rispetto a quattro anni fa. I media di stato segnalano che l’affluenza è stata intorno al 37%, 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2014. Secondo il quotidiano statale ‘Ajbar el Yum’, l’ex capo dell’esercito avrebbe ricevuto 21,5 milioni di consensi a fronte di 59 milioni di persone con diritto di voto.

Musa Mustafa Musa, l’unico sfidante e dichiarato sostenitore di Al Sisi, avrebbe ottenuto 721.000 preferenze, circa il 3% dei voti. I rivali politici di spessore che hanno tentato di sfidare Al Sisi in queste elezioni si sono ritirati o sono stati estromessi dalla campagna elettorale. Musa Mustafá Musa ha presentato la sua candidatura poche ore prima che scadesse il termine per la registrazione. L’opposizione, messa fuori combattimento dopo una brutale campagna di arresti che ha portato in carcere più di 60.000 dissidenti, aveva chiesto il boicottaggio di quella che è stata definita una “farsa elettorale“.

Bisognerà attendere il 2 aprile per l’annuncio ufficiale dei risultati. E se le cifre dovessero venire confermate, sarebbe un serio passo indietro per il regime egiziano che ha trasformato le elezioni tenutesi tra lunedì e mercoledì in un plebiscito attorno alla figura di Al Sisi, il militare di 63 anni che ha preso il potere con il colpo di stato del 2013 e ha decretato la fine della travagliata transizione democratica del paese più popolato del mondo arabo.

Durante la campagna elettorale, le autorità elettorali nazionali hanno cercato di combattere l’apatia e di alimentare la partecipazione trasformando le zone vicine ai seggi in aree di adorazione della figura di Al Sisi. Nell’ultima giornata di votazioni, il regime ha fatto ricorso alle minacce per paura che la bassa affluenza compromettesse la sua rielezione: ha annunciato che coloro che non si fossero presentati alle urne avrebbero potuto ricevere multe fino a 500 libre (28 euro ossia la metà dello stipendio mensile di un operaio). “Votare è un dovere nazionale e contribuisce al futuro dell’Egitto“, affermava l’organizzazione nel tentativo disperato di legittimare il secondo mandato di Al Sisi.

La stampa locale ha riportato casi di elargizione di regali, come buste di viveri, o di soldi a coloro che all’uscita dai seggi mostravano il dito macchiato d’inchiostro come prova del deposito della scheda. Così come iniziative del governo per premiare i paesi con i numeri più alti di partecipazione: per esempio investimenti di 15 milioni di libre (circa 690.000 euro) alle cinque località con la maggiore affluenza alle urne per progetti scelti dai cittadini o estrazione di viaggi per il pellegrinaggio a La Mecca.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Mi chiedo come sia possibile legittimare un presidente quando a votare è stato meno del 40% degli elettori. Già solo la profusa presenza di striscioni e bandiere con l'effige di Al Sisi ricordava agli egiziani il loro appuntamento con le urne e con la loro unica possibilità: Al Sisi! La campagna elettorale non è stata degna di questo nome e il suo regime dittatoriale non ha tentato neppure di salvare le apparenze. Vergognoso.

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