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Da detenuto nel carcere messicano di Apodaca a sacerdote per sempre

Gabirel Everardo Zul Mejía, ex carcerato di Apodaca, in Messico, domani 27 luglio verrà ordinato sacerdote tra i carcerati che hanno assistito alla sua conversione.

Esteri
Pubblicato il 26 luglio 2018, alle ore 15:33

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Da detenuto nel carcere messicano di Apodaca a sacerdote per sempre

La storia di Gabirel Everardo Zul Mejía, un 35enne messicano, ex pandillero, da domani sacerdote, è del tutto particolare. Domani, 27 luglio, verrà ordinato sacerdote dall’arcivescovo, mons. Rogelio Cabrera López nel carcere di Apodaca, noto per le tristi condizioni di vita dei detenuti.

Gabirel Everardo racconta di amare il calcio e la musica vallenata, ma ci tiene a dire che è un “convertito. Il carcere e l’incontro con i detenuti lo hanno aiutato a scoprire la misericordia di Dio e a cambiare vita e per questo è dal carcere che vuole iniziare il suo compito di pastore e testimone della misericordia di Dio.

Prima della mia conversione, prima dell’incontro con Cristo Gesù, – racconta il giovane seminarista nella pagina del Sir a lui dedicata per mano di Bruno Desidera -, vivevo come sommerso tra i confitti propri del pandillerismo”. In America Latina, il pandillerismo indica l’attività criminale organizzata. Gabirel Everardo afferma che da giovanissimo non apprezzava l’amore dei suoi genitori e dei suoi fratelli. Presto, a causa dei suoi comportamenti, è finito nel carcere di Topo Chico, nel reparto chiamato ‘Osservazione’. E aggiunge: “E fu proprio lì che iniziò il mio dialogo con Dio, iniziai a pregarlo: Non ti conosco, però so che non mi lascerai qui dentro!”.

Gabirel Everardo riconosce che Dio ha ascoltato la sua preghiera, quella di sua madre e della Chiesa, che sempre prega per i giovani che hanno smarrito la strada. Il carcere che poteva sembrare un tempo “perso” per il giovane è stato il tempo “servito per incontrarmi con me stesso, per dare valore a quello che Dio mi permetteva di avere nella casa dei miei genitori, e per riconoscere che proprio in una cella ho trovato la libertà”, come lui stesso racconta.

I primi segni della misericordia di Dio, Gabirel Everardo li ha colti attraverso le attenzioni e i consigli degli altri carcerati che si sono presi cura di lui e per questo il carcere è rimasto un punto fermo nella sua vita, anche da seminarista ha continuato a frequentarlo.

E’ impossibile pensare il sacerdozio lontano dal popolo” ha detto qualche giorno fa l’arcivescovo di Monterrey presentando i nuovi sacerdoti. Per Gabirel Everardo è impossibile pensarsi sacerdote lontano dal carcere, egli desidera tornare dai suoi amici e “condividere con loro la gioia dell’ordine sacerdotale”. Desidera che siano questi “i testimoni della misericordia che Dio dona a un suo servitore” per sempre!

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Tanti auguri al novello sacerdote che con mano ha toccato la misericordia di Dio e per questo è pronto a donarla. Il Signore gli conceda la fedeltà che promette. Il mondo ha bisogno di testimoni veri, concreti, gioiosi... non distaccati dalla gente e dai suoi problemi, capaci di farsi prossimo.

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