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Brexit, May sotto attacco ma dice no a compromessi e nuovo referendum

Il delicato capitolo della Brexit procede con discussioni accese. Il Premier Theresa May avanza sulla linea dura, ma c'è chi dice che la Gran Bretagna resterà con un pugno di mosche in mano.

Esteri
Pubblicato il 3 settembre 2018, alle ore 16:45

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Brexit, May sotto attacco ma dice no a compromessi e nuovo referendum

Sono ore difficili per il Governo britannico, che si trova ancora una volta a dover cercare la miglior soluzione possibile sul programma di abbandono dell’Unione europea. Il Premier inglese Theresa May ha promesso di non scendere a compromessi e di adottare la linea dura. Sono in molti a criticare tale atteggiamento, a partire da chi fino a poco tempo prima faceva parte dello stesso entourage, come l’ex Ministro degli esteri Boris Johnson

L’ex esponente dell’esecutivo ha lanciato nelle scorse ore un forte attacco all’atteggiamento adottato negli ultimi mesi dal proprio Governo, attraverso il noto quotidiano Daily Telegraph. Johnson teme l’inevitabile vittoria dell’Unione Europea, con il Regno Unito che rischia di trovarsi “con un pugno di mosche in mano”.D’altra parte, al momento, nessuno dei contendenti in gioco, sembra voler o poter riuscire nell’intento di trovare una soluzione vincente per tutti, mentre la posta in gioco resta alta. A confermarlo sono le nuove critiche arrivate alla May nelle ultime ore anche dalla propria controparte, ovvero il capo negoziatore per l’UE Michel Barnier.

Le ipotesi ancora aperte e l’opposizione al referendum del Premier May

La situazione continua quindi a restare tesa: che i negoziati non vivano momenti di particolare serenità lo dimostra il fatto che anche all’interno dell’isola britannica le discussioni restano polarizzate. Se il Premier Theresa May ha recentemente espresso il proprio veto sull’idea di organizzare una nuova consultazione popolare sul distacco dall’Unione Europea, gli oppositori proseguono nel sostenere la necessità di un ripensamento e minacciano addirittura di chiedere la sfiducia del Premier.

Sullo sfondo, dall’ormai lontano voto di giugno 2016 il tempo scorre inesorabile. La trattativa con l’UE è in direttiva di conclusione ed il primo ministro inglese si ritrova tra la necessità di arrivare ad un accordo ed il rischio di rendersi responsabile di un’uscita senza intesa. Un’opzione che seppure possibile, renderebbe il divorzio con l’UE particolarmente gravoso e ancora più difficile.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La Brexit continua a tenere con il fiato sospeso milioni di cittadini britannici ed europei, mentre all'orizzonte si avvicina sempre di più la scadenza entro la quale dovrà essere trovato un accordo. Il prossimo 29 marzo 2019 sapremo infatti in che modo si concluderà questa complicata vicenda dagli innumerevoli impatti politici, economici ed istituzionali.

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