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Bengasi, bombe in moschea: 2 morti e 80 persone ferite

Nuovo attacco contro la roccaforte principale del generale Haftar. L'ennesima dimostrazione di aperta ostilità nei confronti dell'uomo forte di Tobruk

Esteri
Pubblicato il 9 febbraio 2018, alle ore 18:36

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Bengasi, bombe in moschea: 2 morti e 80 persone ferite

Un nuovo attentato terroristico ha colpito la città di Bengasi, una delle principali roccaforti del generale Khalifa Haftar, dopo quelli registrati lo scorso 23 gennaio che avevano decapitato buona parte della sua Intelligence. In questa occasione i terroristi hanno piazzato due ordigni di minore potenza nella moschea Saad Ibn Abu Abada situata nel distretto di Majouri, al centro del capoluogo della Cirenaica. 

Le bombe, inserite in appositi sacchetti di plastica, sono state nascoste in una scarpiera all’ingresso e nel cortile della moschea, sembra in una bara, e sono state fatte detonare nel corso della preghiera tramite un telefonino: almeno due persone sono morte, oltre ottanta sono invece rimaste ferite, alcune in maniera molto grave. 

Nuovo attentato terroristico a Bengasi: Haftar ancora nel mirino

La città di Benghasi è stata riconquistata completamente dalle forze del generale Haftar lo scorso mese di novembre, dopo una battaglia durata quasi quattro anni contro le milizie islamiche e islamiste di vario orientamento, compresa Ansar al-Sharia, l’Al-Qaeda libica. Non bisogna inoltre dimenticare come questa regione sia stata fortemente contaminata dalle milizie dello Stato Islamico. 

Il generale, un ex fedelissimo di Muammar Gheddafi, successivamente passato con gli americani e ora appoggiato da Egitto ed Emirati Arabi Uniti, non riconosce il governo legittimo di Fayez al-Serraj, sostenuto dall’Onu e dalla parte prevalente della comunità internazionale, compresa l’Italia. 

L’esercito nazionale libico di Haftar, uomo forte di Tobruk, controlla oltre metà della Libia e sta avanzando verso Sirte, in mano alle milizie di Misurata alleate di Al-Serraj. La situazione nel paese libico rimane dunque fortemente instabile e aperta a qualsiasi tipo di evoluzione.

In questo contesto, l’odierno attentato mostra ancora una volta la forte ostilità di alcuni gruppi islamisti radicali nei confronto del capo dell’esercito libico. Sfortunatamente, ci sono andati di mezzo delle persone civili totalmente inermi. I prossimi mesi saranno fondamentali per comprendere l’evoluzione dello scacchiere libico, il quale riveste un ruolo chiave anche nella politica estera del nostro paese. 

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Cosa ne pensa l’autore
Luca Santini

Luca Santini - Questo ennesimo attacco in una delle principali roccaforti del generali Haftar dimostra come l'offensiva islamista sia tutt'altro che conclusa. La Libia rimane un paese fortemente instabile e particolarmente diviso al suo interno. Per decenni queste divisioni erano state tenute sotto controllo dal pugno di ferro di Gheddafi. Una soluzione duratura sembra ancora molto lontana.

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