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Australia, uccise il suo stupratore dopo la minaccia alla figlia: arriva la sentenza per la 35enne

È arrivata la sentenza per la 35enne che uccise con ripetute pugnalate al cuore il suo violentatore. A far scatenare la rabbia della donna è stata la minaccia dell'uomo di fare del male alla figlia.

Esteri
Pubblicato il 31 ottobre 2018, alle ore 10:22

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Australia, uccise il suo stupratore dopo la minaccia alla figlia: arriva la sentenza per la 35enne

Era il 2015 quando è avvenuta la morte di Grant Cassar, un 51enne australiano accusato di aver violentato Roxanne Eka Peters, 35enne anch’essa del posto. Accusata del violento delitto è stata proprio la donna, che ha confessato fin da subito la piena responsabilità dell’omicidio. Da quanto è stato appreso dalla 35enne, infatti, l’uomo l’aveva violentata e successivamente minacciata di fare del male anche alla figlia, se non si fosse concessa nuovamente a lui.

La condanna di Roxanne è stata attenuata poiché il giudice ha considerato la minaccia dell’uomo una “significativa provocazione“. La 35enne è stata così condannata a 9 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale, e 18 mesi per aver infierito sul cadavere con la lama del coltello, avendo sferzato 60 colpi al petto e ai genitali, e per aver successivamente nascosto il corpo in un fosso.

La violenza del 2015

Roxanne si è fin da subito dichiarata colpevole e ha raccontato quanto successo presso la sua abitazione. Il giorno prima dell’omicidio, Grant Cassar aveva abusato sessualmente di lei, per poi fare irruzione il giorno seguente in casa della donna e minacciarla. Il 51enne avrebbe detto alla donna di concedersi nuovamente a lui o avrebbe fatto del male alla figlia.

Questa minaccia ha scatenato l’ira della 35enne che, dopo aver afferrato un coltello della cucina, ha iniziato a colpirlo al cuore urlando “nessuno mi violenta!“. Sono state ritrovate 60 ferite sul corpo dell’uomo: alcune sul petto ed altre sui genitali.

Dopo aver commesso il crimine, la donna avrebbe chiesto aiuto ad un amico per spostare il cadavere ma, dopo il rifiuto di questo, ha legato il corpo dell’uomo sulla macchina, e lo ha così trascinato fino ad un fosso, dove lo ha abbandonato. Il corpo è stato ritrovato solo il giorno seguente, e da qui sono partite le indagini che hanno portato fin da subito alla donna.

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Un omicidio senza dubbio molto cruento. Non dirò che capisco la donna, perché si tratta di un omicidio, e così come nessuno ha il diritto di approfittare sessualmente di qualcuno, parimenti nessuno ha il diritto ti togliere la vita a qualcun altro. Dico però che sono "felice" che il giudice abbia considerato una significativa provocazione la minaccia dell'uomo, e sia stato così clemente sulla pena.

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