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Afganistan: la pantomima della celebrazione della Festa della Donna

In Afganistan, come in tanti altri paesi, è stato celebrato il Giorno Internazionale della Donna ma, dopo 17 anni di interventi internazionali e milioni di dollari spesi in programmi dedicati alla donna, ben poco è cambiato.

Esteri
Pubblicato il 11 marzo 2018, alle ore 13:00

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Afganistan: la pantomima della celebrazione della Festa della Donna

Anche in Afganistan lo scorso 8 marzo è stato celebrato il Giorno Internazionale della Donna, con eventi promossi dal Governo e dalla comunità internazionale, durante i quali ancora una volta si è chiesta l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, e politiche contro l’endemica violenza di genere.

Violenza che confina le donne afgane in una delle peggiori situazioni sociali del mondo, nonostante, teoricamente, la loro libertà sia garantita dalla Costituzione del 2004, le cui politiche di uguaglianza sono però, in realtà, semplice carta straccia. In questo paese, si è iniziato a celebrare il Giorno Internazionale della Donna dal momento della caduta del regime talebano e, in ogni occasione, Kabul ha promesso che avrebbe preso posizione in merito alla violenza sulle donne. Ma, dopo 17 anni di interventi internazionali e milioni di dollari spesi in programmi dedicati alla donna, ben poco è cambiato.

L’ultimo caso di violenza si è verificato martedì scorso a Firozkoh, la capitale provinciale di Ghor, dove la giovane Bibi Gul, di 17 anni, si è suicidata bevendo acido per sfuggire alle violenze quotidiane di suo suocero. Alla fine dello scorso anno, a Zarina, di 23 anni, il marito ha tagliato entrambe le orecchie; Parveen, di anni 20, è stata accoltellata fino alla morte all’uscita da scuola; Yasmeen è stata aggredita e selvaggiamente violentata 20 volte e poi incarcerata per essere considerata colpevole della violenza subita.

Questi casi sono solo la punta dell’iceberg. Secondo un rapporto della Oxfam, una confederazione internazionale di organizzazioni non profit, “Otto donne su dieci sono vittime di violenza di genere” e l’Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afgane ha evidenziato che “grazie alle leggi tollerate dai codici tribali, il 60% delle ragazze minori di 15 anni sono costrette a sposarsi con uomini che hanno il doppio dei loro anni“. Mentre, la maggior parte delle vedove afgane deve prostituirsi o mendicare per riuscire a sopravvivere e il 65% considera il suicidio una soluzione per farla finita con la miseria.

A tutto ciò si aggiunga il fatto che rivolgersi alla polizia per denunciare una violenza è tanto pericoloso quanto la violenza stessa:le donne che si rivolgono alle forze dell’ordine per denunciare un’aggressione rischiano di essere violentate dagli agenti“, si legge su un rapporto dell’Onu. “Se spariscono per più di 48 ore la donna rischia di essere accusata di adulterio, punito con botte, mutilazioni o addirittura con la morte“.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Le parole e le manifestazioni non sono sufficienti se non sono accompagnate da politiche sul territorio che condannino e puniscano la "violenza machista", il matrimonio infantile, il precario accesso all'istruzione, la differenza nell'accedere ai posti di lavoro e il divario salariale. La comunità internazionale può volgere lo sguardo da un'altra parte e fingere che le cose siano cambiate, ma punizioni come flagellazioni e mutilazioni continuano ad essere la normalità per le donne afgane.

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Commenti
Silvana Locci
Silvana Locci

11 marzo 2018 - 23:14:01

Non è sopportabile la condizione della donna in Afganistan. Hosseini nel suo libro "Mille splendidi soli" ci ha svelato quale sofferenza significhi nascere donna in questo Paese.

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