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Stipendio: stop ai contanti, dal 1° luglio deve essere tracciabile

Con il primo luglio non sarà più possibile pagare lo stipendio in contanti. Per chi non permette la tracciabilità sono previste multe dai 1.000 ai 5.000 euro.

Economia e Finanza
Pubblicato il 11 giugno 2018, alle ore 22:18

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Stipendio: stop ai contanti, dal 1° luglio deve essere tracciabile

Fino a 5000 euro di multa a chi, dal 1° luglio 2018, paga lo stipendio in contanti. A partire da questa data infatti è obbligatorio utilizzare strumenti tracciabili nel pagare gli stipendi, a meno che i lavoratori non facciano parte di alcune categorie particolari.

Nel comma 910 dell’art. 1 della legge n. 205/2017 si evince che “i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonchè ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi…” ed elenca il bonifico sul conto indicato dal lavoratore, gli strumenti di pagamento elettronici, il pagamento in contanti presso lo sportello, bancario o postale, in cui il datore di lavoro ha un conto corrente aperto di tesoreria con mandato di pagamento, l’emissione di un assegno consegnato al lavoratore o a un suo delegato.

La firma del lavoratore sulla busta paga, che come è noto, da sempre si pone a conferma dell’avvenuto pagamento dello stipendio, pare non sia più ritenuta una prova valida o almeno sufficiente.

La riforma riguarda i rapporti di lavoro subordinato, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i contratti di lavoro nelle cooperative con i propri soci. Sono esclusi dalla normativai dipendenti delle PA, i domestici, i tirocinanti, i titolari di borse di studio e i lavoratori autonomi occasionali” come si legge in responsabilecivile.it.

La legge prevede sanzioni, per chi non rispetta la normativa, che vanno da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 5.000 euro, anche nel caso in cui il pagamento non fosse andato a buon fine (bonifico revocato o l’assegno annullato). Il datore di lavoro, in questo caso, ha trenta giorni di tempo a partire dalla notifica del verbale in cui viene contestata l’operazione, per far ricorso amministrativo facendone richiesta al direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro della propria sede territoriale.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che questa normativa voglia controllare il lavoro nero, eventuali ricchezze non dichiarate, il giro economico dei datori di lavoro, i falsi poveri e chissà quante altre buone intenzioni. Un po' mi sembra complicato il tutto, soprattutto per chi non avendo soldi che avanzano a fine mese, non ha un conto in banca, ma basterà poco per abituarsi anche a questo...

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