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Riforma pensioni e Manovra 2019: verso garanzia di assegno minimo per i giovani

Il Governo studia di inserire all’interno della prossima riforma previdenziale anche un provvedimento ad hoc in favore di coloro che sono iscritti al sistema contributivo puro.

Economia e Finanza
Pubblicato il 25 ottobre 2018, alle ore 13:57

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Riforma pensioni e Manovra 2019: verso garanzia di assegno minimo per i giovani

Il mancato adeguamento ad un livello minimo di sussistenza delle pensioni più basse per i lavoratori iscritti al sistema contributivo puro rappresenta una delle falle che l’esecutivo si appresta a chiudere con la prossima Manovra.

Ad affermarlo durante un’intervista rilasciata per il quotidiano “Il Messaggero” è stato il Sottosegretario al lavoro Claudio Durigon, approfondendo i dettagli della riforma previdenziale in corso di implementazione con la legge di bilancio 2019. Un corpo di provvedimenti che non dovrebbe quindi limitarsi alla semplice flessibilità in uscita dal lavoro, ma che prevede di rinnovare anche le tutele già in essere (ad esempio tramite la proroga dell’opzione donna e dell’Ape sociale) e di estendere il raggio d’azione dei benefici attualmente disponibili anche ai giovani.

L’assegno dei giovani

Stante la situazione appena descritta, restano da comprendere i dettagli ed i risvolti operativi della nuova misura. Secondo le stesse parole utilizzate dal Sottosegretario, “oggi chi è stato assunto dopo il 1996 e si trova interamente nel sistema contributivo, non ha l’integrazione al minimo della pensione se questa risulta sotto una certa soglia”.

L’obiettivo è di estendere la portata dell’integrazione, purché si siano maturati i requisiti contributivi minimi per l’accesso alla pensione di vecchiaia (almeno 20 anni di contribuzione). Ricordiamo che attualmente la cosiddetta integrazione al trattamento minimo garantisce un assegno non inferiore alle 507,42 euro (soglia valida per l’anno 2018), purché si risulti in presenza di specifici livelli di reddito individuali (il limite per l’anno in corso è fissato a 6596,46 euro per l’integrazione totale e 13192,92 euro per quella parziale).

Non a caso, un simile provvedimento è stato oggetto di ampie discussioni anche nelle passate legislature nonché terreno di confronto con le parti sociali, che da tempo chiedono un’estensione dell’integrazione al minimo o una pensione di garanzia in favore delle giovani generazioni. Per capire se il problema potrà finalmente giungere ad una soluzione, non resta quindi che attendere l’approvazione della nuova legge di bilancio.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - L’integrazione al minimo delle pensioni dei più giovani rappresenterebbe un importante passo in avanti rispetto alle regole attuali di funzionamento del sistema previdenziale. Questo perché il calcolo contributivo puro degli assegni (destinato ai giovani lavoratori) rischia di generare pensioni insufficienti per garantire un adeguato livello di sussistenza durante la vecchiaia.

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