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Riforma pensioni 2018/19: rischio penalizzazione e salasso per i lavoratori precoci?

Secondo l'ex Ministro Roberto Maroni il nuovo intervento di taglio sugli assegni in preparazione dal Governo rischia di penalizzare in particolar modo i pensionati del nord ed i lavoratori precoci.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 agosto 2018, alle ore 11:18

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Riforma pensioni 2018/19: rischio penalizzazione e salasso per i lavoratori precoci?

Non sembra esserci pace per i lavoratori precoci. Gli ultimi aggiornamenti in arrivo dalla politica sembrano infatti prospettare nuove penalizzazioni che andranno a colpire in particolare chi si trova in pensione con un assegno di anzianità, mentre chi sta ancora lavorando vede slittare il provvedimento di prepensionamento tramite la quota 41-42 al prossimo anno.

Se è vero che il contratto di Governo non potrà trovare completa applicazione nel primo periodo di legislatura (fatto che giustifica in qualche modo il rinvio del meccanismo di uscita dal lavoro slegato dall’età anagrafica), è altrettanto vero che il nuovo provvedimento di riequilibrio presentato tramite la proposta di Lega e M5S rischia di rappresentare un salasso proprio per chi ha ottenuto la quiescenza dopo decenni di versamenti, seppur svincolandosi da qualsiasi tipo di vincolo anagrafico.

Pensioni e lavoratori precoci: secondo Maroni c’è il rischio di un salasso

Ad esprimersi con toni particolarmente preoccupati sulla vicenda è stato l’ex Ministro del lavoro Roberto Maroni, che afferma tramite un editoriale pubblicato sulle pagine del giornale “Il Foglio” di aver fatto un salto sulla sedia sentendo parlare di espropri proletari. Una presa di posizione che secondo l’esponente leghista rimanda agli anni ’70 e ad una dialettica politica ormai superata ai giorni nostri.

Il giudizio sul nuovo provvedimento in formazione è però netto. “Non è un esproprio, ma anche peggio” spiega Maroni, che evidenzia il rischio di produrre un vero e proprio salasso per le Regioni del Nord, che risulterebbero particolarmente colpite. In secondo luogo, secondo il politico si rischia di favorire il finanziamento di pratiche assistenziali e clientelari, contrarie all’indole e alle idee programmatiche della Lega.

Anche perché si andrebbe a penalizzare fortemente proprio i lavoratori che hanno iniziato in giovane età nelle fabbriche del settentrione e che sono usciti dal lavoro usufruendo della pensione di anzianità.  Quanto basta all’ex Ministro del Lavoro per chiedere alla Lega di “evitare lo scempio di un bis del decreto dignità”.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Sul taglio alle pensioni d'oro si gioca una parte importante del programma di governo giallo verde, visto che le risorse raccolte saranno indirizzate verso il reddito e la pensione di cittadinanza. Ma l'esecutivo, nel percorso legislativo, dovrà confrontarsi con difficili discordanze interne ed esterne per riuscire a trovare una soluzione di compromesso.

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