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Pensioni flessibili, sulle quote 100 e 41 la Cgil chiede lo stop all’improvvisazione

Il Segretario Confederale della CGIL Roberto Ghiselli ha chiesto al Governo di dare risposte concrete alle parti sociali in merito agli interventi di flessibilizzazione del comparto.

Economia e Finanza
Pubblicato il 26 giugno 2018, alle ore 11:11

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Pensioni flessibili, sulle quote 100 e 41 la Cgil chiede lo stop all’improvvisazione

Dalla Cgil arriva una nuova presa di posizione in merito al susseguirsi di dichiarazioni governative sulla flessibilità previdenziale. Una vicenda che ha visto in particolar modo emergere ipotesi correttive legate alle quote 100 e 41; misure che sarebbero vincolate a criteri rigidi e paletti ostativi di tipo anagrafico, oltre che al ricalcolo dei futuri assegni.

Secondo il Segretario nazionale Roberto Ghiselli, questi provvedimenti necessitano, al contrario, di una serie di condizioni attualmente indisponibili per poter effettivamente funzionare. Un esempio è costituito dal vincolo dei 64 anni di età per poter maturare il pensionamento anticipato tramite la quota 100. Un criterio che va a penalizzare moltissime persone, soprattutto considerando che entrerebbe in funzione assieme al ricalcolo contributivo del montante accumulato dal lavoratore.

Quota 100 e 41: il pensiero ai lavoratori che resterebbero esclusi

Stante la situazione appena descritta, se i criteri delle nuove formule di flessibilità previdenziale fossero confermati, rischieremmo di trovarci davanti a molti casi di penalizzazione. Dalla Cgil si ricordano, ad esempio, i disoccupati, coloro che hanno svolto attività gravose o che assistono ad un familiare gravemente disabile. Tutte persone che perderebbero un’importante via di prepensionamento, visto che le nuove quote 100 e 41 sarebbero accompagnate da una contestuale abolizione dell’APE sociale.

Resta poi da affrontare il tema dell’adeguamento alla speranza di vita, al quale si lega non solo l’età di uscita dal lavoro, ma anche la stima dei coefficienti di conversione del montante in rendita. Un meccanismo che di fatto rischia di rendere gli assegni costantemente più bassi, facendo scivolare i futuri neopensionati in situazioni di povertà.

Infine, non è mancato da parte del sindacalista un riferimento al reddito e alla pensione di cittadinanza. Secondo Ghiselli, si tratta infatti di proposte che richiedono dei correttivi rispetto a come sono state presentate, poichè l’attuale meccanismo di funzionamento disincentiverebbe indirettamente il versamento dei contributi previdenziali.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La riforma previdenziale appare una sfida da affrontare sotto molteplici punti di vista. Il nuovo Governo è chiamato a trovare un delicato equilibrio tra le esigenze dei lavoratori e di bilancio, offrendo misure sufficientemente universali e supportive. In questo senso, i sindacati richiamano da tempo ad una ripresa del dialogo, così da riportare al centro della discussione anche gli interessi dei tanti lavoratori che vivono situazioni di disagio.

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